Il 25 aprile anche il Portogallo, come l’Italia, festeggia la sua Liberazione. Nel caso del piccolo paese dell’Europa occidentale si tratta dell’anniversario della caduta della dittatura salazarista, iniziata nel 1933. Una dittatura che prende il nome dal fascista António de Oliveira Salazar, che instaurò una delle dittature più lunghe dell’Europa del secolo scorso. Al momento del golpe il comando del regime era nelle mani di Marcelo Caetano (Salazar era morto quattro anni prima).
Era il 25 aprile del 1974, esattamente 42 anni fa, quando un gruppo di militari portoghesi riunitosi nel MFA (Movimento delle Forze Armate), formato in particolar modo da dirigenti dell’esercito con orientamento marxista, organizzarono un’ inserruzione. Il colpo di Stato iniziò dopo la trasmissione, su una emittente radiofonica del paese, della canzone “Grandola Vila Morena”, del cantautore José Afonso.
L’inserruzione fu quasi del tutto priva di violenza: gli apparati del regime, già indeboliti, non seppero reagire al colpo di Stato. Ci furono quattro vittime. Per il resto, l‘insurrezione si svolse con tranquillità. Man mano che i portoghesi venivano a conoscenza della ribellione dei militari progressisti, le piazze di Lisbona e altre città si riempirono di persone. Il garofano, messo nelle canne dei fucili dei militari insorti, diventò il simbolo di questa rivoluzione che rovesciò un regime durato oltre 40 anni (quasi 50 anni se si considera che la Repubblica portoghese era stata rovesciata già nel 1926). Poco tempo dopo il crollo della dittatura, le colonie portoghesi in Mozambico, Angola, Guinea-Bissau e Capo Verde tornarono indipendenti.
Iniziò un periodo di complicata transizione, con rischi per la democrazia. Il percorso verso uno stato democratico era stato però intrapreso, ed oggi il Portogallo è una repubblica con decenni di storia democratica alle spalle. Recentemente, in seguito alla pesante crisi economica del paese e alle misure drastiche di taglio della spesa pubblica, la canzone “Grandola Vila Morena”, che diede inizio alla Revolução dos Cravos, è tornata ad essere cantata in segno di protesta verso un potere politico giudicato troppo prono ai voleri dei poteri economici.


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