Carni lavorate e rischi di tumore allo stomaco: “Allarmismo ingiustificato”

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L’allarme lanciato dal nuovo report del World Cancer Research Fund (Wcrf) sui rischi di tumore allo stomaco – nelle persone che bevono tre o più bevande alcoliche al giorno e mangiano quotidianamente 50 grammi di carni lavorate (l’equivalente di due fette di pancetta) – riguarda stili di vita lontani da quelli del nostro Paese. Lo afferma l’Assica, Associazione industriali delle carni e dei salumi, che mette nero su bianco le sue precisazioni a commento dello studio internazionale diffuso ieri. “Confidiamo – si legge in una nota Assica – che non si crei un ingiustificato allarmismo mediatico che colpirebbe di nuovo uno dei settori di punta del made in Italy alimentare. La ricerca del Wcrf conferma infatti che non è solo un alimento in sé che definisce i rischi associati alla Salute, ma la dieta e lo stile di vita nel suo complesso (a partire dal peso)“. Gli industriali ribadiscono che “lo studio indica come rischioso uno stile di vita che non appartiene al nostro Paese: il fattore di maggiore rischio è il sovrappeso e l’obesità, accompagnato a un abuso di alcool e di alimenti gigliati, fritti o alla piastra (carni, anche trasformate, e pesce)“.

LaPresse/Reuters
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Si tratta “con tutta evidenza di uno stile di vita che è l’esatto opposto di quello degli italiani, secondo popolo più longevo al mondo, i quali seguono la dieta mediterranea, molto più equilibrata e sostenibile di quella della maggior parte dei Paesi considerati nella ricerca: gli italiani consumano infatti mediamente meno carne e salumi dei loro vicini europei, e ancora meno (al di sotto della metà) rispetto ad americani (sia del sud che del nord) o australiani“. Inoltre “questa comunicazione si riferisce a dati provenienti da studi epidemiologici, peraltro noti da tempo, che tengono in poco conto anche le peculiarità qualitative della produzione italiana di salumi. È noto, infatti, che i fattori che potrebbero rappresentare un rischio (abbondante presenza di grasso e di additivi nei prodotti, frittura o cottura ad alte temperature delle carni trasformate) non sono propri della nostra tradizione“, si legge in una nota Assica. L’associazione di produttori difende poi il consumo della carne in un’alimentazione equilibrata “vi è ampia evidenza scientifica che dimostra i benefici del consumo di carne all’interno di una dieta sana. Carne e salumi sono una fonte essenziale di nutrienti. Sono, in particolare, una fonte di proteine di alto valore biologico che contribuiscono ad aumentare e preservare la massa muscolare del corpo“. “Sono anche una grande fonte di aminoacidi essenziali, vitamine del gruppo B (B1, B3, B6 e B12) e minerali come potassio, fosforo, ferro e zinco, che contribuiscono alla funzione normale del sistema immunitario, per mantenere buon sviluppo cognitivo e la buona funzione cardiaca. Pertanto, carne e salumi hanno un valore nutritivo molto importante, quasi insostituibile da tutti gli altri prodotti nella nostra dieta quotidiana“, conclude la nota.