Chernobyl: sono 450 i reattori nucleari in funzione oggi nel mondo

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Dall’incidente di Chernobyl trent’anni fa, a quello di Fukushima cinque, il mondo è cambiato e la divisione fra paesi favorevoli all’uso dell’energia atomica a scopi civili e quelli no si è fatta più netta. Rimangono operativi, a oggi nel mondo, un totale di 450 reattori, 129 dei quali in Europa, dove 900mila persone lavorano nel settore. La Cina e la Russia guidano il fronte dei paesi più attivi nel settore dell’energia nucleare: nel quadro del XIII piano economico per il periodo 2016-2020, Pechino prevede di raddoppiare la sua capacità di produzione di energia nucleare. A breve entrerà in funzione il reattore di nuova generazione EPR di Taishan 1 (progetto gemello di analoghi impianti in via di costruzione a Flamanville, in Francia, e a Olkiluoto, in Finlandia, da parte rispettivamente di EDF e Areva).

L’agenzia per lo sviluppo dell’energia atomica russa Rosatom vanta un portafoglio ordini superiore ai 100 miliardi di dollari, per una trentina di reattori in una dozzina di paesi. L’India intende arrivare, entro il 2030, all’obiettivo del 40 per cento della produzione di energia con fonti diverse da quelle a rilascio di anidride carbonica, un obiettivo che non può non appoggiarsi all’aumento di produzione di energia nucleare. La Gran Bretagna sta varando il via libera definitivo ai finanziamenti per lo sviluppo di altri due impianti EPR a Hinkley Point, nel sud ovest del Paese. Fra i paesi che hanno fatto marcia indietro, oltre all’Italia con la decisione presa per referendum in seguito a Chernobyl, spicca la Germania. Dopo l’incidente di Fukishima, la cancelliera Angela Merkel ha dato il via a un programma di uscita definitivo dal settore. Entro il 2050, la Germania produrrà l’80 per cento dell’energia di cui ha bisogno con fonti rinnovabili. Una quarantina di paesi, inclusi Stati Uniti e Spagna, hanno iniziato a riflettere sullo sviluppo di nuovi progetti nucleari che non vengono tuttavia considerati come prioritari, come sottolinea Isabelle Jouette, della Societé francaise d’éenergie (Sfen) in una intervista a Le Figaro.