Farmaci: testati con successo tre metodi per prevenire infarto e ictus

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Tre soluzioni per prevenire infarto e ictus si sono dimostrate efficaci nel lavoro condotto da un team internazionale, guidato da ricercatori dell’Hamilton Health Sciences. Il gruppo di ricerca del Population Health Research Institute (Phri) della McMaster University e di Hamilton Health Sciences ha studiato più di 12.000 pazienti provenienti da 21 Paesi, per valutare alcuni farmaci che possono prevenire le malattie cardiovascolari. Patologie che causano 18 milioni di morti e circa 50 milioni di infarti e ictus a livello globale ogni anno. “Questi risultati sono incredibilmente importanti, con un potenziale di notevole impatto globale“, ha detto Salim Yusuf, investigatore principale e direttore esecutivo di Phri. “Se solo il 10% della popolazione mondiale a rischio intermedio di malattie cardiovascolari fosse influenzato” da questo studio, “stiamo parlando di 20-30 milioni di persone che potrebbero essere aiutati da questi farmaci“. Ma di che si tratta? I tre metodi esaminati includono due forme di terapia: le statine, un gruppo di farmaci che abbassano il colesterolo, e gli antipertensivi, usati per trattare la pressione alta. Inoltre è stata valutata una combinazione di statine e antipertensivi. Tre studi su questi metodi sono stati pubblicati oggi sul ‘New England Journal of Medicine’. Si tratta degli studi HOPE-3 (Heart Outcomes Prevention Evaluation-3), che hanno coinvolto 228 centri, indagando sugli effetti dei tre trattamenti su persone a rischio intermedio, ma ancora senza malattie cardiache. Le statine hanno dimostrato di ridurre in modo significativo e sicuro gli eventi cardiovascolari del 25% nei pazienti a rischio intermedio senza malattia cardiovascolare.

Gli antipertensivi non hanno ridotto i principali eventi cardiovascolari nella popolazione studiata, ma lo hanno fatto nel gruppo degli ipertesi. Quando poi sono stati combinati, statine e antipertensivi hanno ridotto gli eventi cardiovascolari del 30% (con un benefit del 40% nei pazienti con ipertensione). Gli studi erano guidati da Yusuf e da Eva Lonn, entrambi professori di medicina alla McMaster. “HOPE-3 porta chiarezza nella gestione di pressione e colesterolo, due dei fattori di rischio cardiovascolare più comuni”, ha detto Lonn. “La prevenzione primaria può essere notevolmente semplificata e resa disponibile per la maggior parte delle persone a rischio intermedio in tutto il mondo“. Questi risultati avranno una grande influenza sulle cure primarie nelle nazioni sviluppate, dove statine e farmaci antipertensivi sono poco costosi, ha aggiunto Yusuf. Ma anche nei Paesi in via di sviluppo, dove pure questi medicinali oggi sono meno accessibili in rapporto al reddito. “Questi metodi semplici possono essere utilizzati praticamente ovunque nel mondo, e i farmaci diventeranno ancora più convenienti via via che sempre più sistemi sanitari adotteranno queste terapie“.