Francia: il bimbo con documenti falsi bloccato in aeroporto potrà restare a Parigi

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Potrà rimanere in Francia il bambino di 8 anni originario delle Isole Comore, rimasto bloccato per 10 giorni da solo, nella “zona d’attesa” dell’aeroporto parigino Roissy-Charles de Gaulle. Lo scrivono i media francesi, spiegando che il tribunale della libertà e della detenzione di Bobigny ha ammesso che non vi era alcuna seria garanzia di sostegno nelle Comore dal momento che la mamma non lo poteva più mantenere. Il piccolo – la cui storia ricorda la trama del film con Tom Hanks ‘The Terminal’ – era stato imbarcato su un aereo diretto a Parigi dalla madre. Ad attenderlo all’aeroporto c’era la zia, che già da anni vive in Francia e che si sarebbe occupata di lui, ma quando è atterrato, lo scorso 21 marzo, è stato fermato dalla polizia di frontiera perché in possesso di un passaporto falso, probabilmente di un cugino.

Le autorità lo hanno quindi trattenuto nell’area di attesa destinata alle persone che provano ad entrare illegalmente e che devono quindi essere rimpatriate. Il 24 marzo, il giudice di Bobigny ha deciso di estendere la sua permanenza nella zona dello scalo “nell’interesse e nella protezione del minore“. Una decisione confermata il giorno successivo dalla Corte di appello di Parigi, provocando l’indignazione di molte associazioni per la difesa dei minori. La Convenzione internazionale dei diritti dei bambini afferma che nessuno “può essere privato della propria libertà illegalmente o arbitrariamente” e qualsiasi detenzione deve “essere solo l’ultima risorsa”, aveva affermato Isabelle Thieuleux, legale dell’associazione La Voix de L’Enfant, denunciando che per il piccolo non è stata cercata nessun’altra alternativa. Ieri il bambino è tornato davanti al tribunale di Bobigny, che ha deciso per la sua permanenza nel territorio francese. Dovrà ora essere stabilito se affidarlo ai servizi sociali o consegnarlo alla sua famiglia. Secondo una fonte aeroportuale, in mattinata, il piccolo era stato messo su un aereo per essere rimpatriato alle Comore. Ma lui ha pianto e urlato e il capitano si è rifiutato di farlo partire. Più tardi l’udienza che gli ha dato la speranza di un futuro migliore in Francia.