Inchiesta petrolio: proseguono le indagini, si teme per la salute dei cittadini e dell’ambiente

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Continuano le indagini relative alle ipotesi di disastro ambientale, condotte dai carabinieri del Noe, della Procura della Repubblica di Potenza e della Direzione nazionale antimafia sull’inquinamento prodotto dal centro oli dell’Eni, a Viggiano, proprio al centro di un’inchiesta sul petrolio in Basilicata. In modo particolare, saranno effettuate nuove analisi sulle matrici ambientali. Nel centro, la produzione è stata sospesa dalla compagnia petrolifera due giorni fa. Al momento sono stati arrestati e posti ai domiciliari cinque dipendenti dell’Eni, mentre in totale gli indagati sono 37. “Bisogna cominciare a liberare i territori dalla schiavitù delle fonti fossili: vale per la Basilicata e vale anche per Taranto, in particolare per il progetto Tempa rossa che con la costruzione dei due nuovi serbatoi aumenterebbe i rischi di incidente rilevante. Un fatto inaccettabile in una città già gravemente segnata da uno sviluppo industriale distorto“.

Lo sottolinea Franco Lunetta, presidente di Legambiente Taranto. “Si delinea – aggiunge in una nota – uno scenario particolarmente preoccupante per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente e gettando una grave ombra sulle attività dell’Eni in Val d’Agri. Quella del petrolio si conferma una filiera foriera di distorsioni che danneggiano pesantemente i territori“.