La Gioconda cela un volto “androgino”: Leonardo ha usato due modelli per dipingerla

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La Gioconda cela un volto bisex. Per realizzare il celeberrimo ed enigmatico ritratto custodito al Louvre di Parigi, Leonardo da Vinci “si avvalse di due modelli: prima di una donna e poi di un uomo“. Tra il 1503-1506 l’artista utilizzò come modella Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo, e poi per la seconda e terza stesura, tra il 1507-1508, il genio del Rinascimento ricorse a un modello maschile, nella persona di Gian Giacomo Caprotti detto il Salai. E’ questa la nuova ipotesi presentata oggi dal ricercatore Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali.

LaPresse/Bianchi/Lo Debole
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La tesi è stata illustrata a Firenze, nell’ex convento di Sant’Orsola, dove negli ultimi quattro anni lo stesso Vinceti ha coordinato gli scavi archeologici alla ricerca della tomba dove fu sepolta la Gioconda. Utilizzando gli studi eseguiti al Louvre nel 2004 dai tecnici della società Lumiére Technologies, Vinceti sostiene che la prima stratificazione della pittura della Gioconda, grazie alle indagine non invasive con i raggi infrarossi, mostra proprio “il volto malinconico e triste” di Lisa Gherardini di cui parla Giorgio Vasari nelle sue “Vite dei pittori”. La seconda e terza stratificazione della pittura emersa dalle ricerche con i raggi infrarossi, ha spiegato Vinceti, sono state “rilette” con l’uso del cosiddetto photoshop avanzato: è emersa ora “una sorprendente somiglianza” tra alcune fattezze della Gioconda (fronte, naso e bocca) e quelle del disegno dell’Angelo Incarnato, della Sant’Anna e del San Giovanni Battista, opere per le quali Leonardo usò come modello il Salai. “Il viso e l’espressione sono le stesse e rinviano tutte al Salai“, ha detto Vinceti.

LaPresse/Bianchi/Lo Debole
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In base a questa nuova ipotesi, Vinceti ha sostenuto che risulta “ancora più chiara una scoperta” da lui stesso annunciata nel 2010. Sei anni fa fu scoperta l’esistenza delle lettere “S” e “L” dentro gli occhi della Gioconda e il numero 72 sotto una delle arcate del ponte presente sullo sfondo del dipinto. “Ora risulta più chiaro che la ‘S’ rinvia al Salai e la ‘L’ rinvia a Lisa Gherardini e allo stesso Leonardo – ha dichiarato Vinceti – Nell’interpretazione del 72, secondo la tradizione cabalistica che il genio toscano conosceva bene, emerge anche la lettura androgena della Gioconda. Non stupisce, allora, che Leonardo si sia avvalso di una donna e poi di un uomo nella sua avventura pittorica della Gioconda“.