Referendum Trivelle: ecco quali sono i 10 motivi per votare si

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Referendum Trivelle – Oggi a Roma, in piazza del Pantheon è stato presentato il vademecum del WWF “Un mare di ragioni per un mare di sì“, che vuole rispondere “con 10 dati di fatto ai 10 luoghi comuni che gli oppositori del referendum utilizzano per difendere le ragioni del petrolio nei nostri mari“. Oggi, le oltre 100 Oasi protette dal WWF si sono dichiarate “Drills Free Area” ovvero aree senza trivelle, chiedendo un “Sì” al Referendum del 17 aprile. Prima di tutto, i dieci luoghi comuni da sfatare sono:

Quesito troppo tecnico. Il Governo ha introdotto una norma nella Legge di Stabilità 2016 approvata dal Parlamento, che chiede di non tenere conto del termine delle concessioni offshore entro la fascia delle 12 miglia. La Corte Costituzionale ha deciso di sottoporre la norma al referendum.

LaPresse/Vincenzo Livieri
LaPresse/Vincenzo Livieri

Il voto è irrilevante. Non è vero che, il voto sia inutile. Infatti, si potrà decidere di prorogare le concessioni a 88 piattaforme avallando così gli interessi di aziende, che non intendono smantellare le piattaforme.

Tutto bene per l`ambiente. Il WWF ha dimostrato che ben il 47,7% delle piattaforme per l`estrazione di gas e petrolio (42 su 88) entro la fascia delle 12 miglia, sono state costruite prima del 1986 (data di entrate in vigore in Italia della VIA) e quindi mai sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale, 40 delle quali sono in Adriatico (26 davanti alla costa romagnola).

Nessun rischio di incidente. Dal 1955 ad oggi ci sono stati 573 incidenti, il più importante è quella della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon che ha provocato danni ambientali pari a 20 miliardi di dollari.

referendum trivelle 17 aprile 2016 italia voto (7)Le attività di estrazione offshore non inquinano. Nella fase di ricerca geosismica l`air-gun genera “esplosioni” che possono provocare danni permanenti ai cetacei o la loro morte (fonte: ISPRA, istituto di ricerca del Ministero dell`Ambiente). Nella fase di estrazione possono generarsi fenomeni di subsidenza (con abbassamento dei fondali e erosione delle spiagge) e vengono usate sostanze pericolose o tossiche contenute nelle “acque di produzione” e nei “fanghi perforanti”.

Lo Stato ci guadagna. Solo 18 delle 69 concessioni off-shore pagano le royalty del 7% sul valore del petrolio. Su 53 sono solo 8 quelli che pagano le royalty allo Stato e alle Regioni.

Aumenta l`occupazione. Assorinovabili (l`associazione delle aziende delle energie rinnovabili) ha calcolato che solo il decreto “Spalma Incentivi” ha fatto perdere almeno 10mila posti di lavoro. In Basilicata, che produce il 70% del petrolio italiano e il 20% del gas, sono solo 1600 le persone occupate nel settore dell`estrazione degli idrocarburi e 2400 nell`indotto. Le attività estrattive mettono a rischio 47mila aziende turistiche costiere e 60mila posti di lavoro nella pesca.

biodiversitàLa biodiversità prospera. Le sostanza prodotte a regime sono pericolose o tossiche. Gli idrocarburi contenuti nel greggio hanno effetti cancerogeni e mutageni. L’inquinamento chimico hanno effetti mortali a lungo termine o immediati sulla fauna marina.

Le scelte istituzionali sono meditate. È dal 1988 che in Italia non viene fatto un Piano Energetico Nazionale. La Strategia Energetica Nazionale pro-fossili del 2013 è nata morta e non ha mai avuto alcuna credibilità. Nella Legge di Stabilità 2016 è stato cancellato il Piano delle aree per lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi che doveva essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Fonti fossili fondamentali. Secondo recenti stime, le riserve di petrolio individuate in mare potrebbero coprire il fabbisogno energetico nazionale per solo 7 settimane. Mentre il WWF ha dimostrato che per contenere la febbre del Pianeta anche in Italia entro il 2050 l`obiettivo 100% rinnovabili è conseguibile.