Referendum Trivelle: “la soluzione non è rinunciare alle risorse del nostro Paese”

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Referendum Trivelle – “Questo quesito referendario mi pare superato dai fatti. L’Italia ha un miliardo di barili nel sottosuolo. E siamo qui a valutare la possibilità di rinunciare ad estrarlo per importare ogni anno il 90% del nostro fabbisogno di idrocarburi? Incredibile. E assurdo, anche“. E la posizione – in un’intervista al Corriere della Sera – di Marco Gay, residente dei giovani di Confindustria, che non andrà a votare. “La soluzione – dice – non è rinunciare alle risorse del nostro territorio ma esigere il rispetto delle regole che ci sono. Il settore dà lavoro a 130 mila persone nel nostro Paese. Vogliamo costringere i nostri ingegneri a espatriare? E inseguire oligarchi e rais per importare energia con petroliere e gasdotti? Basta con l’autolesionismo“.

Prendiamo a riferimento la Norvegia – propone – capace di conciliare le attività estrattive con altissimi livelli di tutela ambientale e un settore turistico sempre in crescita. Inoltre con i proventi dello sfruttamento dei pozzi i norvegesi hanno creato uno dei più grandi fondi d’investimento nel mondo, che ogni anno alimenta per miliardi la spesa sociale del Paese. Facciamolo anche noi e creiamo un fondo con le royalty delle attività estrattive. Magari così investiamo anche per incrementare le pensioni dei nostri giovani“.