Si raffreddano le acque oceaniche davanti la costa ecuadoregna, cala il sipario sul grande “El Niño”?

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Dopo aver raggiunto la fase di massima intensità, proprio nello scorso autunno, il fenomeno di “El Niño” comincia ad entrare nella fase calante. In questi giorni, dal tratto di oceano antistante le coste del Peru e dell’Ecuador, cominciano ad arrivare importantissimi segnali su un possibile cambiamento nel lungo periodo. Certo ancora è troppo presto per elaborare delle previsioni quanto mai “affidabili” per il medio-lungo periodo sulla nuova fase di “ENSO”. Qualcuno già ipotizza un possibile ritorno della “Niña” già entro il prossimo autunno, anche se al momento appare maggiormente probabile un ritorno a condizioni di “ENSO” neutrale.

el nino (2)Ma è troppo presto poter fare delle valutazioni. Del resto in questo momento è praticamente impossibile fare una previsione stagionale, per via del delicato periodo stagionale in cui ci troviamo (la cosiddetta “barriera di primavera”). Il numero di variabili in gioco è così elevato da impedire una predicibilità degna di tale nome. Sta di fatto che comunque in questi ultimi giorni il ramo dell’Aliseo di SE che scorre sul Pacifico sud-orientale, nel tratto di oceano compreso dal Golfo di Arica fino alle coste peruviane ed ecuadoregne, si è notevolmente intensificato, fino a raggiungere velocità anche piuttosto sostenute a largo delle coste settentrionali cilene e peruviane.

La freccia nera indica il raffreddamento delle acque oceaniche nel tratto antistante le coste del Peru e dell'Ecuador
La freccia nera indica il raffreddamento delle acque oceaniche nel tratto antistante le coste del Peru e dell’Ecuador

Questa nuova intensificazione dell’Aliseo di SE sta causando un sensibile raffreddamento delle acque superficiali oceaniche antistanti le coste del Peru e dell’Ecuador, tornando ad alimentare la fredda “corrente marina di Humbold”, che in questi mesi era stata quasi del tutto arrestata dal “El Niño” entrato in fase “strong”. Segno irreversibile del progressivo indebolimento di “El Niño”. Anzi dalle prossime settimane, con l’arrivo dell’inverno australe (che corrisponde alla nostra estate boreale), senza il supporto della “Madden Julian Oscillation” (“MJO”), la fredda “corrente marina di Humbold” raggiungerà sua massima intensità, venendo alimentata dal soffio piuttosto sostenuto del ramo principale dell’Aliseo di SE lungo il Pacifico sud-orientale, che dal Golfo di Arica risale fino alle coste peruviane ed ecuadoregne, imprimendo un intenso “upwelling” che raffredda per bene le acque oceaniche antistanti le coste sud-americane.

gl_sst_mmLe coste del Cile settentrionale e del Peru, fino a nord di Lima, risentono pesantemente del passaggio della fredda “corrente di Humboldt”, che dai mari sub-antartici risale l’intera costa occidentale dell’America meridionale, dal Cile meridionale fino all’Ecuador e alle isole Galapagos, causando un costante raffreddamento delle acque oceaniche che è all’origine della costante aridità che caratterizza il clima del Cile, della costa peruviana e dell’Ecuador meridionale.

La fioritura del deserto di Atacama dopo la caduta di un po' di pioggia
La fioritura del deserto di Atacama dopo la caduta di un po’ di pioggia

Questa fredda corrente marina, che rende i mari antistanti la costa cilena e peruviana fra i più pescosi del mondo per l’enorme mole di sostanze nutritive riportate a galla (plancton), è seguita da venti meridionali (sovente paralleli alla linea di costa, con componente da Sud o S-SO), un po’ più freschi e secchi, che inibiscono notevolmente l’attività convettiva rendendo l’atmosfera molto più stabile. L’azione della fredda “corrente marina di Humboldt” provoca un brusco raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, nel tratto antistante le coste cilene, peruviane e ecuadoregne, dove i valori delle acque in genere si mantengono sui +16°C +17°C +18°C.

Raffigurazione della famosa “corrente di Humboldt”
Raffigurazione della famosa “corrente di Humboldt”

Le fredde acque superficiali inibiscono cosi l’attività convettiva, favorendo al contempo la formazione di una permanente “inversione termica”, negli strati più bassi della troposfera, a contatto con la fredda superficie oceanica. In pratica le masse d’aria stagnanti negli strati più bassi, sopra le fredde acque oceanica, si raffreddano ulteriormente, divenendo più fredde della colonna d’aria sovrastante, con divari di oltre i +5°C +6°C fra le masse d’aria presenti a 10 metri e quelle presenti sopra i 600-800 metri. Questa particolare condizione di “inversione termica” rende l’atmosfera molto stabile, impendendo l’insorgenza dei moti convettivi (moti ascensionali) con il conseguente sviluppo della nuvolosità cumuliforme necessaria per produrre le precipitazioni nell’area tropicale. Lo strato di inversione ostacola la formazione di qualsiasi tipo di addensamento cumuliforme, garantendo una certa stabilità e clima secco, con prevalenza di cieli sereni o poco nuvolosi.