Spazio: Putin furioso dopo il fallimento del primo lancio dal cosmodromo di Vostochny

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Si è fermato sotto gli occhi del presidente Vladimir Putin, che alle prime ore di questa mattina è arrivato fin nella regione dell’estremo oriente russo dell’Amur per assistere all’inaugurazione del nuovo cosmodromo di Vostochny, il countdown per il lancio del razzo Soyuz 2.1a con tre satelliti da mettere in orbita (Lomonosov, Aist-2D, SamSat-218), prima missione dalla nuova base sviluppata, fra mille difficoltà, per sostituire nel tempo la kazakha Baikonour. A novanta secondi dall’ora x fissata per le 5.01 (ora di Mosca), il lancio è stato interrotto dal sistema di controllo automatico per ragioni ancora non chiarite. “La responsabilità per quello che accade nel settore spaziale ricade sulle persone che ci lavorano e sui vertici“, ha subito dichiarato il direttore dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, Igor Komarov, anticipando possibili conseguenze.

Quanto è accaduto non ha alcuna relazione con il cosmodromo di Vostochny, con la torre di controllo mobile o il sistema di lancio. Si è verificato un problema tecnico, abbiamo bisogno di capire di cosa si tratta ed eliminarlo“, ha precisato Aleksandr Ivanov, vice direttore dell’agenzia. La costruzione del sito che si trova a 5.600 chilometri da Mosca era iniziata nel 2011 e Putin, in una visita al cantiere lo scorso ottobre, aveva deplorato i ritardi accumulati, i casi di corruzione emersi, i costi lievitati a 5,8 miliardi di dollari, ordinando l’inaugurazione della base entro questo mese di aprile. Un nuovo LANCIO è stato, ancora provvisoriamente, fissato per domani. E il presidente russo ha annunciato la sua intenzione di rimanere sul posto “fino a quando non si chiariranno le possibilità di portare a termine il LANCIO entro 24 ore“, ha precisato il portavoce Dmitry Peskov sottolineando che nell’attesa il presidente presiederà a una serie di incontri e colloqui sullo sviluppo della fase due e tre del cosmodromo e della adiacente città di Tsiolkovsky (che nelle intenzioni dei pianificatori russi avrebbe dovuto diventare una sorta di nuova Akademgorok, la città universitaria sorta dal nulla a Novosibirk alla fine degli anni cinquanta, e attirare, nei prossimi anni ai confini con la Cina, decine di migliaia di scienziati e ingegneri).