Numerose aziende giapponesi che hanno sede nella zona del Kyushu sono state costrette a interrompere la produzione e ad evacuare i dipendenti dopo il terremoto di magnitudo 7.3 che ha colpito la regione nel sud est del paese nipponico. Anche perché al terremoto, già di per sè devastante e violento, è seguita una serie di scosse di assestamento. Anche le case automobilistiche Toyota e Honda, rispettivamente negli stabilimenti di Kumamoto City e Ozu, hanno fermato le operazioni in attesa di stabilire l’entità dei danni subiti. I dirigenti della Panasonic della fabbrica di Nagomi, riaperta dopo il primo terremoto che si era verificato giovedì, hanno deciso di sospendere i lavori dopo la seconda scossa. I dipendenti della Sony nello stabilimento di semiconduttori a Isahaya, nella prefettura di Nagasaki, hanno dovuto evacuare durante il turno notturno; il produttore di pneumatici Bridgestone, invece, non è riuscito a far ripartire le operazioni dopo le due scosse a distanza di 24 ore.
Il ministero dell’Industria e del Commercio, intanto, ha richiesto il sostegno delle compagnie energetiche e dei maggiori distributori di generi alimentari a livello nazionale nella fornitura di cibo e l’erogazione dei servizi. Il gruppo Seven & Holding e la catena di supermercati Aeon stanno fornendo migliaia di pasti e di bottiglie di acqua minerale, e le società elettriche dell’area, insieme alle forze di polizia, stanno cercando di ristabilire la corrente nelle decine di migliaia di abitazioni della prefettura.


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