Mancano pochi giorni al voto sul referendum abrogativo sulle trivellazioni nelle acque italiane entro 12 miglia dalla costa (escluse quindi quelle sulla terraferma e in acque internazionali, oltre le 12 miglia dalla costa). Già oggi le società petrolifere non possono più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia. Il referendum riguarda quindi esclusivamente le attività già in corso, una piccola minoranza di tutte le trivellazioni non solo mediterranee, ma anche italiane. Tutte le altre non sono neanche minimamente in discussione. Ma andiamo a vedere quali sono le regole, previste dalla nostra Costituzione, per questo referendum.
Si tratta di referendum abrogativo: per avere validità deve recarsi alle urne il 50%+1 degli aventi diritti al voto.
A prescindere dalla vittoria del “Si” o del “No”, se non verrà raggiunto il quorum del 50%+1 degli elettori, il referendum non sarà valido.
Una scelta precisa dettata dalla legislazione italiana, per evitare che sparute minoranze del Paese possano condizionare l’andamento democratico e le leggi votate in Parlamento dai rappresentanti eletti dal popolo appositamente per legiferare.
Il “non voto”, quindi, è una scelta consapevole. Non solo legittima. Ma prevista dalle norme, dalle regole del gioco.
Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando, potremmo fare un parallelismo calcistico. Nel gioco del calcio non è possibile colpire il pallone con la mano. Si gioca con i piedi, e un tocco di mano è sanzionato con il fallo e il cartellino giallo. Ma se in una partita di calcio il regolamento prevedesse la possibilità di toccare la palla anche con le mani, tutti i calciatori in campo – in pieno rispetto con le norme previste per quella gara – farebbero gol con la mano, userebbero le braccia e le mani per altri momenti di gioco e si adegueranno alla normativa. E sarebbero stupidi a non farlo.
Ricordando sempre che l’astensione elettorale non è certo un reato in alcun caso (non siamo costretti a votare in nessun tipo di elezione), anzi rappresenta sempre e comunque un diritto, a maggior ragione quando una votazione dipende dal raggiungimento del quorum la scelta di astenersi non è un semplice tirarsi indietro. L’astensione delle elezioni politiche, europee, regionali, provinciali e comunali significa disinteresse, distacco oppure non coinvolgimento, disorientamento o mancanza di convinzione da parte di tutti i candidati. E negli ultimi anni è sempre cresciuta nel nostro Paese, perchè sempre più italiani non si rispecchiano nella classe politica a prescindere dal singolo partito o dal singolo candidato. E’ una brutta cosa, ma non certo un reato. Più che altro, è una conseguenza di ciò che viene proposto ai cittadini e proprio la politica per prima deve interrogarsi su questi risultati di affluenza alle urne sempre più deludenti.
Nel caso del referendum abrogativo, invece, l’astensione è una scelta di merito nella discussione: chi non vuole abrogare la legge in questione, non si reca a votare per evitare che venga raggiunto il quorum. E’ ciò che prevedono le leggi. Al contrario, chi si reca a votare per dire di “no” rischia di favorire il “si”, perchè è chiaro che la stragrande maggioranza dei cittadini contrari all’abrogazione della norma, nel pieno rispetto delle norme, non andranno a votare. Come ogni referendum abrogativo della storia d’Italia, i “si” saranno – tra gli elettori – superiori al 90% dei votanti. Non perchè il 90% degli italiani sia per l’abrogazione, ma perchè chi non vuole abrogare la legge, non si reca a votare. La scelta di votare “no”, quindi, potrebbe essere stupidamente imbarazzante nel caso in cui il quorum dovesse essere superato per pochi voti: è già successo cinque anni fa quando per stoppare il Piano Nucleare del governo (sull’onda emotiva del disastro di Fukushima), si sono recati alle urne il 54,79% degli italiani. Tra questi, il 94% ha votato “Sì” e appena il 6% “No”. Non certo perchè nell’opinione pubblica ci fosse una maggioranza così schiacciante, ma semplicemente perchè chi era contrario all’abrogazione di quel Piano (il 45,21% degli italiani) decideva di non recarsi alle urne per evitare che il referendum raggiungesse il quorum.
Ecco perchè l’astensione, in questo caso più che mai, non solo è legittima ma è anche una scelta consapevole (oltre che un diritto sacrosanto). Votare ai referendum è frutto di una scelta libera. Prevedendo un quorum di partecipazione, l’art. 75 della Costituzione riconosce la non partecipazione al voto come una volontà legittimamente espressa. Al contrario, chi non vuole abrogare la norma ma pensa di andare a votare “No”, non ha alcun motivo logico per comportarsi in questo modo (ma è ovviamente libero di scegliere cosa fare in piena autonomia).


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