Val d’Agri, la geologa Albina Colella al TG3: acque contaminate nelle campagne di Montemurro

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In un servizio del Tg3 andato in onda ieri sera alle 19, il giornalista Pier Damiani D’Agata ha intervistato la geologa Albina Colella, professore ordinario di geologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi della Basilicata, sulla situazione di inquinamento che vive l’area della Val d’Agri. La geologa svolge da diversi anni un lavoro di ricerca sulla situazione di contaminazione dell’invaso del Pertusillo, un lago artificiale situato in Basilicata da cui dipende parte del rifornimento idrico della Puglia. Questo lavoro di ricerca ha prodotto già anni fa risultati che sono stati pubblicati su una rivista scientifica internazionale.

Nel servizio andato in onda, Albina Colella ha esposto i risultati delle analisi da lei compiute sulle acque che emergono nelle campagne di Montemurro, a due chilometri dal pozzo di re-iniezione dell’ENI Costa Molina 2, adesso sotto sequestro.

Albina Colella, ai microfoni del TG3, ha affermato di aver trovato nelle acque prelevate alte concentrazioni di idrocarburi, fenoli, sali, cloruro di sodio ed anche alte concentrazioni di alcuni metalli. Si tratta di composti chimici tipicamente usati nell’attività petrolifera.

Secondo la Procura di Potenza l’ENI avrebbe cambiato il codice identificativo di 850.000 tonnellate di rifiuti tossici con il fine di risparmiare sullo smaltimento e poi li avrebbe re-iniettati nel pozzo Costa Molina. Il sospetto della Colella è che ci sia una contaminazione delle acque sotterranee in fase di diffusione. Le sue ipotesi scientifiche sono state citate a giudizio dall’ENI, che già nel marzo 2015 diffidò la Colella dopo il suo intervento nella trasmissione Presa Diretta. I suoi studi sono stati nel frattempo acquisiti dai Carabinieri.

eni basilicataLa geologa Colella ha manifestato preoccupazione per l’invaso del Pertusillo, che si trova vicino al giacimento petrolifero della Val d’Agri. Le maggiori concentrazioni di idrocarburi da lei rilevate tramite analisi delle acque arrivano proprio dalle aree di maggior attività estrattiva.

I carabinieri del NOE, gli stessi che hanno acquisito gli studi di Albina Colella, hanno acquisito anche migliaia di cartelle cliniche di persone residenti nella zona, per verificare quale sia la distribuzione delle patologie della regione.