1° maggio: quando il Fascismo abolì la Festa del Lavoro

Il 1 maggio si celebra ufficialmente la Festa del lavoro: si tratta di una giornata di festa nazionale in moltissimi Paesi del mondo, Italia ovviamente compresa. Istituita festività nel nostro Paese nel 1890, il 1 maggio, da allora, non ebbe vita facile. Durante il ventennio fascista, infatti, la Festa del lavoro, così come era stata celebrata fino a quel momento, venne abolita ed accorpata a un’altra festività. Ma andiamo per gradi.

Nel 1921, durante un discorso tenuto a Bologna, Benito Mussolini proclamò il Natale di Roma, che ricorre il 21 aprile, quale festa ufficiale del Fascismo. Un modo, commenterà Antonio Gramsci, per rivendicare origini romane e naturalizzare il proprio ruolo nella storia italiana. Ma il partito si spinse oltre: il 19 aprile del 1923, con un decreto-legge proposto da Benito Mussolini ed approvato dal Consiglio dei ministri, la festività 1 maggiodel 1 maggio venne abolita ed accorpata alla festa ufficiale del fascismo, il suddetto 21 aprile. Con queste parole, Mussolini giustificava la sua decisione: “La grande guerra, che ha valorizzato ogni manifestazione di attività, ha sviluppato anche in tutte le classi una più profonda coscienza delle energie e del lavoro individuale. Celebrare, in un giorno all’anno, queste energie e questo lavoro è sprone ad una più fervida, proficua attività collettiva e nazionale; ed è bene che ciò sia formalmente riconosciuto in una legge dello Stato. E perché la celebrazione si ricongiunga ai ricordi della nostra storia e del genio della stirpe, il Governo ha voluto farla coincidere con la data del 21 aprile: la fondazione di Roma, data immortale da cui ha inizio il lungo, faticoso, glorioso cammino dell’Italia“. In realtà, si trattò presumibilmente di una scelta dovuta alle origini spiccatamente socialiste del 1 maggio, non troppo in linea con il contesto fascista.

Da quel momento in poi, pertanto, il 21 aprile ricorreva una doppia festività, conosciuta come “Natale di Roma – Festa del lavoro”. Bisognerà aspettare la fine del regime e il 1945 perché gli effetti del decreto cadessero e il 1 maggio tornasse a rappresentare la data simbolo della Festa del lavoro. Il 21 aprile, in ogni caso, restò commemorativo del Natale di Roma, celebrato però solo nella Capitale.