Accadde oggi: il 5 maggio del 1998 a Sarno e Quindici 160 morti per le colate di fango

Il 5 maggio di 18 anni fa, a seguito di un evento piovoso eccezionale, vaste colate di detrito e fango scesero dai versanti dell’Appennino campano sommergendo i paesi di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano (Salerno). Le colate raggiunsero i paesi a gran velocità, distruggendo case e impedendo agli abitanti situati nelle zone più a rischio di mettersi in salvo a tempo. Le vittime di questo disastro idrogeologico furono 160.

Dopo l’evento franoso iniziarono subito le operazioni di soccorso, rese molto complicate dalla presenza di metri e metri di fango imbibito di acqua che arrivava fino ai piani alti delle abitazioni.

Il bilancio delle vittime salì di giorno in giorno, mentre l’arrivo del bel tempo faceva irrigidire il fango rendendo sempre più difficili i lavori di recupero dei cadaveri. “Una strage nel fango”, così titolò un giornale italiano all’indomani del disastro. L’evento, che ebbe forte impatto emotivo sugli italiani, portò i legislatori a scrivere e rendere legge il cosiddetto “decreto Sarno”. Si trattava di un decreto legge, quindi con finalità emergenziali, successivamente convertito in legge dello Stato, che finalmente dava una spinta alla realizzazione di quella mappatura del rischio idrogeologico di cui l’Italia aveva bisogno da decenni, fin da prima dell’alluvione di Firenze del 1966.

SarnoUna delle disposizioni più importanti di questa nuova legge era che le Autorità di Bacino, enti creati dalla legge 183 del 1989 ma fino allora relegati a un ruolo davvero secondario, avrebbero dovuto realizzare i cosiddetti PAI (Piani di Assetto Idrogeologico), documenti contenenti fra le varie cose anche la mappatura delle aree a rischio alluvione ed a rischio frana. Oggi questi documenti sono stati realizzati per tutto il territorio italiano, insieme ai piani che spiegano cosa bisogna fare per mitigare i rischi zona per zona. Si tratta di documenti indispensabili per la prevenzione, perché permette in fase di progettazione urbanistica di scartare tutte le aree soggette a inondazioni o frane.

Purtroppo questo utile strumento è ancora oggi scarsamente valorizzato. Nonostante sulla carta le aree a rischio siano segnate ed evidenziate, troppe poche volte si procede a una reale mitigazione. Inoltre le mappe di rischio andrebbero costantemente aggiornate, ma spesso mancano fondi. Un problema cronico dell’Italia quando si parla di mitigazione dei rischi geologici.  Gli investimenti per mitigare il rischio idrogeologico sono quasi nulli, e nel frattempo a distanza di diciotto anni da Sarno si continua a morire di alluvioni e frane: il numero di vittime causate dal dissesto idrogeologico è maggiore di quello causato dai terremoti.