I consumatori della Ue scelgono ancora il pane tradizionale. Ma l’attenzione alla dieta e all’ambiente, il peso degli immigrati e la crisi fanno crescere i prodotti con ricette speciali, salutisti e di formato piccolo. L’Italia è al terzo posto per il consumo complessivo dopo Germania e Francia. E ai consumatori europei il pane piace ancora molto: 64 chilogrammi è il consumo annuale pro-capite. Lo rileva un’analisi di Fedima, la Federazione europea dei produttori di ingredienti e semilavorati del pane e della pasticceria, di cui Aibi, l’Associazione italiana di settore aderente ad Assitol, fa parte.
Il comparto, nel suo complesso, vale 137 miliardi di euro, di cui 73mila grazie al pane, per una produzione complessiva di oltre 38 milioni di tonnellate. Tuttavia la crisi economica degli ultimi anni, la crescente attenzione alla salute, il peso della cucina etnica, lo sviluppo dei nuovi canali distributivi, le differenze di gusto, sempre più marcate tra le generazioni, hanno cambiato il mercato. Ecco perché, accanto al pane fresco tradizionale, che rappresenta il 73% dei consumi in Europa, avanzano i prodotti preconfezionati di lunga durata (25%) e quelli preconfezionati per la cottura domestica (2%). ”Si va imponendo il pane inteso come snack, si mangia di meno al ristorante -fa notare il presidente Poli- ma di più fuori casa. In tal senso, a consumare meno pane sono soprattutto donne e giovani. Inoltre, l’influenza delle diete speciali, come il ‘gluten-free’, e l’adozione di stili di vita attenti alla salute e all’ambiente hanno influenzato notevolmente le scelte dei consumatori“.
”I dati di Fedima – commenta il presidente di Aibi – ci danno indicazioni importanti sullo scenario dei prossimi anni: necessità di un’offerta più ampia, connotata da alta qualità dei prodotti, e domanda in aumento di pane fresco, ma di varie tipologie. I panificatori sono quindi chiamati a coniugare tradizione ed innovazione“. Per queste ragioni, oggi anche la struttura produttiva nel mondo del pane è cambiata: il 65% del pane prodotto nell’Unione europea è di origine industriale, contro il 35% di quello artigianale. ”In questo quadro -afferma Poli- le imprese dei semilavoratori della panificazione e della pasticceria possono fornire gli strumenti giusti per sostenere gli artigiani nella loro attività quotidiana”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?