Alluvione Genova, i pm chiedono 2 anni e 8 mesi per l’assessore Paita: “omicidio e disastro colposo”

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L’alluvione di Genova del 9 ottobre 2014 e il ruolo dei politici. E’ su questo filone che si sono mossi i pm genovesi per chiedere oggi la condanna a due anni e otto mesi di Raffaella Paita, allora assessore regionale alla protezione civile, citando come riferimento anche la sentenza per il sisma dell’Aquila del 2009. Il paragone e’ entrato in scena nel corso della requisitoria dei pm Patrizia Ciccarese e Gabriella Dotto al termine della quale hanno chiesto la condanna di Paita, all’epoca candidata del Partito democratico alla presidenza della Regione e ora capogruppo dem in consiglio regionale, accusata di omicidio (per la morte dell’ex infermiere Antonio Campanella) e disastro colposo insieme alla ex dirigente della Protezione civile regionale Gabriella Minervini, per la quale oggi e’ stato chiesto il rinvio a giudizio.

Raffaella Paita
Raffaella Paita

In sostanza, hanno sostenuto i due magistrati, l’allora assessore regionale “doveva attivarsi, a fronte di quanto comunicato dall’Arpal. Doveva essere competente sulla sua materia, vigilare sull’operato del suo ufficio e scegliere personale competente. Doveva riempire di significato la delega alla Protezione civile che le era stata data”. I politici, in pratica, non possono prendere le distanze dai tecnici, hanno sottolineato i pm, argomentando che “il segnale di pericolo e’ un fatto che compete all’assessore e non puo’ esimersi dall’emanare l’allerta”.

alluvione genovaLa capogruppo, subito dopo la richiesta dei magistrati, ha detto di essere “serena e di avere fiducia nelle istituzioni e nella magistratura”. La sua linea difensiva, sostenuta col legale Andrea Corradino, e’ sempre stata quella di non essere competente a diramare l’allerta, perche’ qual compito spettava ai tecnici. Ma non la pensano cosi’ i magistrati che hanno portato avanti l’accusa. I pm contestano, a Paita e Minervini (difesa dall’avvocato Silvia Morini), di avere ignorato i bollettini meteo dell’Arpal, che gia’ dal giorno prima l’alluvione indicavano una situazione critica, e di avere sottovalutato le numerose segnalazioni dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine sulle esondazioni di alcuni rii nel corso della giornata del 9. Secondo l’accusa, inoltre, Paita e Minervini erano consapevoli di una complessiva situazione di criticita’ e di compromissione del territorio. Ma, nonostante tutti questi segnali, sostengono i magistrati, non diramarono l’allerta meteo cosi’, di fatto, ritardando la macchina dei soccorsi e della gestione dell’emergenza. Il processo proseguira’ il prossimo sei giugno, mentre le difese parleranno il 14 luglio. La sentenza arrivera’ dopo la pausa estiva, con ogni probabilita’ a settembre.