Ci sarebbe un’alterata ‘comunicazione’ tra reticolo endoplasmico e mitocondri alla base, insieme ad altre cause, del morbo di Alzheimer. Lo sostengono ricercatori dell’Università di Padova che nell’individuare il meccanismo molecolare tramite il quale, nelle forme familiari della patologia, i due ‘organelli’ cellulari sono in stretto contatto. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Cell Reports” e coordinato dalla prof.ssa Paola Pizzo in collaborazione con il prof. Tullio Pozzan e i dottori Riccardo Filadi ed Elisa Greotti del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Universita’ di Padova, ha rilevato come in vari modelli sperimentali di alzheimer sia comune, all’interno delle cellule, un’alterata associazione fisica e funzionale tra mitocondri (organelli necessari a fornire energia per tutte le funzioni cellulari) e un’altra struttura, chiamata reticolo endoplasmatico (Re deputata alla produzione della maggior parte delle proteine e a immagazzinare il calcio, un fondamentale “messaggero” cellulare).
La malattia di Alzheimer è la forma più frequente di demenza. E’ una malattia cronica e progressiva che influenza la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacita’ di svolgere le attivita’ quotidiane. Particolarmente critico per la neurodegenerazione che caratterizza questa malattia e’ il processo aberrante di produzione/accumulo in aree specifiche del cervello del peptide amiloide A. Ciò ha spinto la ricerca farmacologica verso l’individuazione di composti in grado di interferire con questo processo. Ad oggi, però non esiste una terapia in grado di curare o bloccare la progressione dell’Alzheimer.


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