Archeologia: 900 siti afgani scoperti grazie ad un monitoraggio UNESCO

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Un esperimento di archeologia preventiva in sei aree minerarie dell’Afghanistan messo in atto attraverso il telerilevamento di matrice Nato, ovvero immagini aeree e satellitari ad altissima risoluzione, per salvare i tesori delle antiche civiltà asiatiche che rischiano di scomparire a causa di guerre e terrorismo. Una vera e propria mappatura dei tesori afghani che ha scoperto 900 siti ‘inediti’, annunciata a Roma dal governo afghano con l’UNESCO e la Banca Mondiale, nel corso del simposio internazionale ‘Cultural Heritage & Development Initiatives: A challenge or a contribution to sustainability?‘, in programma a Palazzo Barberini da oggi al 27 maggio.

I conflitti minacciano la sopravvivenza e l’identità di un popolo – osserva Patricia McPhillips, direttore dell’UNESCO in Afghanistan – compito della pace, allora, è tutelare le testimonianze di ogni forma di civiltà, prendendosi cura delle strutture antiche e dei valori che rappresentano, considerandoli parte inscindibile dei progetti di sviluppo“. All’inizio del 2015 è iniziata la valutazione approfondita di sei aree minerarie, proposte dal governo afghano. Benché sotto la lente di ingrandimento degli archeologi si trovino circa 16.200 kmq, un quarantesimo di un paese grande due volte l’Italia, oltre 2.500 siti di importanza storica e archeologica sono già stati identificati, 900 dei quali non erano ancora noti. Si tratta di un numero eccezionale di fortificazioni in terra cruda, luoghi di culto buddisti e islamici, insediamenti civili e nomadici, monasteri e caravanserragli. I resti di un passato grandioso, la via della Seta attraversava l’Afghanistan e ne incrementava numero e ricchezza delle città.

Ma è da almeno 3.000 anni che il paese si trova costantemente al centro delle ambizioni asiatiche, meta di ogni condottiero. Annesso dai persiani di Dario il Grande, che lo divide in sette satrapie. Poi i greco-macedoni con Alessandro Magno, dai quali deriva la variante etnicoartistica nota come civiltà Graeco-Bactriana. E’ poi la volta delle tribù nomadi provenienti dall’Asia centrale e dalla Cina, in seno alle quali emerge la dominazione Kushan, uno dei più grandi imperi del mondo, a partire dal I secolo d.C..La terra afghana vede poi gli eserciti Sasanidi, gli arabi neoislamici, i mongoli di Gengis Khan e la dinastia tamuride di Tamerlano. Ogni compagine militare erige mura e torri, ogni stirpe innalza palazzi e templi. Una squadra di tecnici nazionali e internazionali lavorano gomito a gomito per rintracciare le segnalazioni di siti storici nelle fonti scritte reperibili in loco o messe a punto dalle missioni archeologiche internazionali svolte nel XIX e XX secolo.

Quasi tutte le fonti arrivano fino al 1979 quando, con l’inizio delle ostilità belliche rendono impossibile proseguire le missioni di studio. Ancora oggi la ricerca di documentazione storico-archeologica è condizionata dagli incerti margini di sicurezza del paese. Negli uffici dell’UNESCO Afghanistan e della Délégation Francaise Archéologique en Afghanistan (DAFA), le fotografie delle sei aree minerarie (per un totale di 16.200 kmq) si trasformano in mappe digitali. Ogni chilometro quadrato viene ingrandito ed esaminato con attenzione per individuare le sagome delle strutture antiche. Georeferenziazione, misure, descrizioni e possibili interpretazioni corredano la scheda di ogni emergenza archeologica, sia essa già nota o appena scoperta. La carta d’identità di ogni sito si arricchisce, dove possibile, di fotografie più antiche, principalmente quelle dell’archivio DAFA a partire dal 1922; o dal 1957 per quelle delle missioni italiane dell’ISMEO (Istituto Italiano per il Medio e l’Estremo Oriente).

Queste foto rendono possibile una valutazione comparativa dello stato di conservazione attuale rispetto al passato, evidenziando l’evoluzione degli eventuali danni negli ultimi decenni. Il lavoro descritto sta generando progressivamente una carta archeologica digitale dell’Afghanistan. In altre parole, un database in grado di elencare informazioni storiche e geografiche aggiornate. Una piattaforma di informazioni strategiche, utili per redigere un piano di gestione dei rischi potenziali e delle relative mitigazioni sostenibili in ogni sito di pregio culturale o paesaggistico. L’UNESCO metterà il data-base dei siti archeologici afghani a disposizione del ministero per l’Informazione e la Cultura, del ministero delle Miniere e del Petrolio e di ogni altra istituzione governativa allo scopo di sviluppare nel governo afghano la capacità di occuparsi della conservazione del patrimonio culturale e di gestire i futuri progetti di infrastrutture e sviluppo necessari al paese.