Astronomia: ecco la prima mappa topografica globale di Mercurio [VIDEO]

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La missione MESSENGER NASA ha consentito di elaborare il primo modello digitale di elevazione (DEM) globale di Mercurio, rivelando con incredibile dettaglio la topografia del pianeta, consentendo così agli scienziati di ricostruirne la storia geologica.

Il modello è tra i tre nuovi prodotti del Planetary Data System (PDS), un’organizzazione finanziata dalla NASA che archivia e distribuisce al pubblico i dati delle missioni planetarie, e svela una grande varietà di caratteristiche, come mostrato nel video a corredo dell’articolo.

Credit: NASA/JHUAPL/Carnegie Institution of Washington
Credit: NASA/JHUAPL/Carnegie Institution of Washington

La maggiore elevazione su Mercurio è di 4,48 km al di sopra dell’elevazione media, a sud dell’equatore, mentre la minore (5,38 al di sotto della media) è sul fondo del bacino Rachmaninoff. Oltre 100.000 immagini sono state utilizzate per creare il modello, che, tra l’altro, fornisce una visualizzazione senza precedenti della regione vicino al polo nord del pianeta, che ha destato particolare interesse negli studiosi, grazie alle rilevazioni effettuate con lo strumento MDIS (Mercury Dual Imaging System). L’attività eruttiva di epoche remote – spiega l’ASI – ha sepolto quest’area di Mercurio sotto una vasta coltre di lava che ha creato una pianura di origine vulcanica.

Lanciata il 3 agosto 2004 da Cape Canaveral, MESSENGER è arrivata a destinazione dopo quasi sette anni, il 18 marzo 2011. Per Mercurio si è trattato della seconda ‘visita’ di un manufatto umano in oltre 30 anni: prima di MESSENGER, infatti, solo la sonda Mariner 10 della NASA si era spinta nella zona più interna del nostro sistema planetario, nel 1974 e nel 1975.

MESSENGER, che ha terminato la sua vita tecnica schiantandosi sulla superficie di Mercurio il 30 aprile 2015, ha svolto il suo incarico di ricerca per più di quattro anni. A raccogliere il testimone e proseguire lo studio sul primo pianeta del Sistema Solare sarà nel 2018 la missione Bepi Colombo, che vede l’Italia, tramite l’Agenzia Spaziale Italiana, coinvolta con un contributo scientifico di alto livello.