Sono 500 le imprese biotech attive in Italia, un comparto ad elevata intensità di innovazione. E’ questa la fotografia scattata nel Rapporto 2016 “Le imprese di biotecnologie in Italia-Facts&Figures” realizzato da Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica, in collaborazione con Enea e presentato oggi a Milano, presso la sede Ice. Il fatturato del biotech italiano supera i 9,4 miliardi di euro e le previsioni indicano un +12,85 al 2017 ed un +18,1% al 2019. Gli addetti superano le 9.200 unità. Nel corso del 2014 oltre la metà delle imprese si è autofinanziata, più di un quarto ha avuto accesso a contributi in conto capitale. Il Rapporto evidenzia che il biotech nazionale è un settore ad alta tensità di ricerca. La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di imprese (141), investimenti in R&S (29,43% del totale) e fatturato biotech (51,11% del totale).
“I dati del rapporto presentato oggi mostrano come l’industria biotecnologica in Italia rappresenti un comparto di indiscussa eccellenza, sia scientifica che tecnologica. Un settore caratterizzato da un forte fermento e dinamismo, testimoniato dalla presenza di quasi 500 aziende – dichiara Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec -. Ma gli stessi dati confermano anche i punti di debolezza del settore: infatti, quasi il 90% delle imprese dedicate alla R&S biotech sono e restano realtà piccole o micro, una caratteristica che ostacola lo sviluppo delle grandi potenzialità della biotecnologia in Italia“.


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