Cambiamenti climatici: Australia rimossa dal rapporto Onu su richiesta di Canberra

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L’Australia è stata completamente rimossa dalla versione finale di un importante rapporto Onu dedicato agli effetti del cambiamento climatico sui siti del patrimonio mondiale Unesco e sul turismo, dopo un intervento del governo conservatore di Canberra che ha espresso la preoccupazione che esso potesse “causare confusione” e danneggiare il turismo. Uno degli scienziati autori del rapporto, l’australiano Will Steffen, ha descritto l’intervento di Canberra come “degno della vecchia Unione Sovietica“. Il rapporto ‘World Heritage and Tourism in a Changing Climate‘, pubblicato oggi dall’Unesco, dal programma Onu per l’ambiente e dalla Union of Concerned Scientists, inizialmente conteneva un capitolo chiave sulla Grande Barriera Corallina, in piena crisi a causa del riscaldamento e dell’inquinamento delle acque. Altre sezioni minori riguardavano grande parco nazionale di Kakadu nel nord del continente e le foreste della Tasmania.

Nel rapporto di rileva come “la ricerca suggerisca che per preservare piu’ del 10% dei banchi corallini del mondo richiederebbe di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi o meno, e proteggerne il 50% il riscaldamento dovrebbe essere fermato a 1,2 gradi. Nessuna sezione riguardante altri paesi e’ stata rimossa e l’Australia e’ rimasta il solo continente non nominato. Un portavoce del Dipartimento ha detto alla ABC che una delle preoccupazioni era il titolo della sezione ‘Destinazioni a rischio’. Un titolo che oltre a danneggiare il turismo poteva causare notevole confusione, perche’ solo sei mesi fa il World Heritage Committee dell’Unesco ha deciso di non includere la Barriera nella lista dei siti ‘in pericolo’ del patrimonio mondiale. L’esperienza ha dimostrato che commenti negativi sullo stato dei siti del patrimonio mondiale ha impatto sul turismo. L’omissione “francamente lascia senza parole“, ha detto Steffen, professore emerito dell’Australian National University e direttore dell’Australian Climate Council, che ha lavorato con esperti di 50 altri paesi sulla scienza dei cambiamenti globali.

Ho trascorso la mia carriera lavorando in campo internazionale ed e’ rarissimo assistere a qualcosa del genere. Forse nella vecchia Unione Sovietica le informazioni venivano soppresse perche’ non piacevano al regime, ma non nelle democrazie occidentali“, ha aggiunto Steffen.