Le foreste della Sila nella morsa di una grave gelata tardiva [FOTO]

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di Gianluca Congi – Il Gran Bosco d’Italia sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni. In molti settori dell’altipiano tra i più estesi d’Europa, sembra di stare in pieno autunno! A parte le temperature fresche, le piogge e le nebbie, che certamente accentuano la percezione di essere in ben altra stagione, ciò che non passa inosservato all’occhio di chi si trovi a passare dalla Sila, è lo scenario anomalo, rappresentato dall’alternarsi dei colori della vegetazione boschiva, da verde intenso a verde chiaro per passare repentinamente al marrone e al rossastro (tipici colori d’autunno). Dalla distanza, come sempre, questi luoghi trasmettono una bellezza mozzafiato, ma che si tinge di tristezza, quando, ci si avvicina sempre più alla foresta, proprio qui, moltissime piante, si presentano con le foglie accartocciate su se stesse, disseccate agli albori del risveglio vegetativo!

Lungo la Sp 208 nel Parco Naz. della Sila - ph Gianluca Congi
Lungo la Sp 208 nel Parco Naz. della Sila – ph Gianluca Congi

Sui ramoscelli, le foglie morte e ormai pendule, testimoniano a distanza di molti giorni, cosa è accaduto. Sembra un quadro surreale, con forme di natura viva che si alternano ad altre di natura morta. Interi comprensori, sono stati investiti dall’onda assassina del freddo, che a distanza di molti giorni, ancora è ben evidente negli infausti effetti che ha generato al patrimonio della grande foresta del Mediterraneo. Il gelo, ha letteralmente “bruciato” migliaia di piccole foglie, tutte di specie arboree inquadrate nelle latifoglie, in primis di Faggio (Fagus sylvatica), che è la pianta che ha risentito maggiormente del grave fenomeno.

Uno scorcio nella pineta, con i faggi colpiti dalla gelata tardiva - ph Gianluca Congi
Uno scorcio nella pineta, con i faggi colpiti dalla gelata tardiva – ph Gianluca Congi

Danni dello stesso genere però, sono stati registrati pure su altre essenze, dall’Ontano nero (Alnus glutinosa), Ontano napoletano (Alnus cordata), Robinia (Robinia pseudoacacia), Castagno (Castanea sativa), Acero di monte (Acer pseudoplatanus), Pioppo tremulo (Populus tremula) e Cerro (Quercus cerris). In molte zone, il fresco fogliame di molte alberature stradali è stato letteralmente annientato, è il caso di Croce di Magara, tra i comuni di Spezzano Piccolo e Spezzano Sila, nel cosentino, dove tutte le piante di Platano (Paltanus occidentalis) hanno un aspetto tipicamente invernale! Tra i boschi più colpiti, siamo stati in quelli di Pettinascura (1689 mt) tra San Giovanni in Fiore e Longobucco, in pieno Parco Nazionale della Sila. Ingenti danni sono segnalati pure nella valle di Montescuro, Fago del Soldato, e comunque in molte altre località dell’altipiano.

Lo spettrale scenario di Pettinascura (P.N.Sila) - ph G.Congi
Lo spettrale scenario di Pettinascura (P.N.Sila) – ph G.Congi

Sul settore orientale della Sila, la gelata ha investito in particolare, le aree poste sopra i 1250-1300 metri, con effetti sempre più gravi, via via salendo verso le quote più alte. Nella parte occidentale, invece, i danni sono stati estesi, interessando zone poste a quote anche inferiori a quelli della Sila esposta a Oriente.  Il gelo ha ammantato non solo le piante della foresta o delle alberature stradali, si è rifugiato pure su tante specie di siepi a foglia caduca, ornamentali di giardini e piante da frutto, in particolare, i più colpiti sono i delicati alberi di Noce comune (Juglans regia). Le noci comuni, in molti casi, risultano scheletri anneriti, con in bella vista, le lamine fogliari accartocciate e letteralmente “bruciate” dalla gelata onda assassina. Da queste parti, difficilmente si mangeranno questi frutti, almeno per l’annata in corso, a dire il vero, da più anni, il Noce comune è spesso colpito. A memoria di molti anziani, pare, che non si ricordi un fenomeno così esteso negli ultimi decenni.

Nei boschi di Pettinascura (P.N. Sila) - foto Gianluca Congi
Nei boschi di Pettinascura (P.N. Sila) – foto Gianluca Congi

L’anno appena trascorso, resterà alla storia come il più caldo dal 1880, a questo fattore, sulla Sila, si aggiunge che tra il 2015 e il 2016, è caduta pochissima neve, con le prime e ultime nevicate arrivate soltanto a marzo! Che da più tempo, le stagioni siano cambiate con stravolgimenti evidenti e seri, lo sanno ormai pure i più piccoli, poco o niente però, è stato fatto, tra i tanti proclami e gli annunci, provenienti dal ogni parte del globo malato. Ondate di calore alternate ad altre di freddo improvviso, gli alberi, ad aprile, erano stati stimolati non poco, a tal punto da anticipare in molti casi, la rinascita delle foglie. Un tranello climatico, teso agli inizi del mese di maggio, dove tra la neve caduta anche fino ai circa 1400 metri e le temperature tipicamente invernali, si è piombati in una nuova stagione, la “primaverinvernale”.

Foglie di Noce comune completamente "bruciate" dalla gelata tardiva - ph G.Congi
Foglie di Noce comune completamente “bruciate” dalla gelata tardiva – ph G.Congi

Un tempo, natura voleva, che fosse la primavera a dare l’annuncio della rinascita della vita (alberi in fiore, arrivo degli uccelli migratori, giornate lunghe e miti), quest’anno, invece, a causa del freddo, pochi sono stati gli uccelli migratori che hanno solcato i cieli e le campagne della Sila, preferendo evidentemente la costa, con le fioriture in molti casi spuntate e finite dopo pochissimi giorni, per non parlare di questa gelata che più tardiva e dannosa, non poteva essere. Il dottore in Scienze Forestali, Domenico Laratta, che da qualche tempo si sta occupando dell’aspetto tecnico della vicenda, ha svolto un’interessante osservazione nelle faggete colpite.

Un albero di Noce comune scheletrito dalla gelata - ph Gianluca Congi
Un albero di Noce comune scheletrito dalla gelata – ph Gianluca Congi

Come supporto a quanto già detto, riportiamo il suo commento: “Con il termine di gelo, come fattore di stress, s’intende la sensibilità della pianta alle gelate tardive. Nei primi tre giorni del mese di maggio si sono registrate temperature sotto lo zero, ben al di sotto della media stagionale. Gelate tardive che hanno inciso profondamente sullo sviluppo delle foglie delle latifoglie comprese nella fascia fitoclimatica del Fagetum basso. Da alcune rilevazione tecniche su boschi di latifoglie a prevalenza di Faggio (Fagus s.), con presenza anche di Acero di Monte (Acer p.), oltre a diverse essenze arboree da frutto, si notano evidenti danni soprattutto alla lamina fogliare che risulta avere una lunghezza di 4/5 cm, ben al di sotto della consueta media dei 7/9 cm, assumendo un colore rossastro che ricorda l’anticipo dell’abscissione autunnale. Le foglioline appena abbozzate sono risultate essere zuppe di acqua facilitando la fase di gelo tardivo. I danni arrecati, variano dal mancato incremento dendrometrico annuo sino al pericolo ed esposizione di attacchi patogeni dovuti alla debolezza della pianta stessa. La speranza è che la fotosintesi possa farla da padrone e cercare di ripristinare almeno in parte lo stato dei luoghi”.

Foglie di Castagno colpite dalla gelata - ph Gianluca Congi
Foglie di Castagno colpite dalla gelata – ph Gianluca Congi

In molte zone, a distanza già di circa venti giorni dall’inizio del fenomeno, pare, che si stiano riformando gli abbozzi delle nuove foglioline, mentre in alcuni casi, quelle non del tutto colpite, stanno cercando, faticosamente, di recuperare qualcosa. Di certo, tra perdita economica per il mancato accrescimento della massa legnosa, tra sfregio al paesaggio e tra squilibrio apportato a tutta la comunità biologica dell’ecosistema forestale, che comprende la flora e la fauna in senso lato, la gelata tardiva che ha colpito la Sila nel maggio 2016, resterà, tristemente negli annali di un clima sempre più pazzo! Possibile che tra tutto questo sfasciume climatico, noi umani, non c’entriamo nulla? I governi di ogni nazione, dovrebbero mettere al primissimo posto la tutela e la difesa di tutto l’ambiente, magari, pensando molto meno a imbastire guerre, a curare intrallazzi e interessi economici, oltre che a limitare lo sfruttamento delle risorse naturali. Intanto, quaggiù, tra l’aumento dell’invasione dell’insetto della Processionaria del Pino (quest’anno ha investito in modo preoccupante molte pinete poste a quote elevate), tra i puntuali incendi boschivi e gli scriteriati tagli spesso anche abusivi,  tra le scarse o assenti precipitazioni nevose, tra le avverse condizioni meteorologiche e tra la gelata tardiva in questione, non ci resta che aspettare ormai una galaverna in piena estate! La cecità della civiltà moderna, con tutta la sua pseudo tecnologia, è talmente grande, che ci porterà presto verso il baratro!  Gianluca Congi © – www.gianlucacongi.it

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