Medicina: così lo stomaco viene ridotto a “banana” per combattere l’obesità

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Lo stomaco viene suturato e ridotto alle dimensioni di una banana: una gastroplastica senza tagli che promette a chi ricorre al bisturi per dimagrire efficacia, sicurezza e mini-invasività. E’ la nuova tecnica offerta dal Centro interdisciplinare bariatria e obesità (Cibo) degli Istituti clinici Zucchi di Monza, struttura del gruppo ospedaliero San Donato. L’inventore dell’innovativa metodica è Barham Abu Dayyeh, esperto di chirurgia bariatica della Mayo Clinic americana, che ha visitato il Cibo brianzolo eseguendo l’intervento su 4 pazienti.

Si tratta di una restrizione gastrica completamente endoscopica, realizzata con un sistema denominato ‘Apollo Overstich‘. “Abbiamo sviluppato una tecnica di gastroplastica in cui suturiamo lo stomaco per ridurre la sua capacità alle dimensioni di una banana“, spiega il luminare Usa. “Questa tecnica – aggiunge l’esperto – presenta molti vantaggi rispetto alla chirurgia bariatrica tradizionale: avviene per via endoscopica senza bisogno di fare incisioni, richiede circa 40 minuti e il paziente di solito va a casa dopo 1-2 giorni di ricovero. Dopo la procedura in genere i pazienti perdono circa il 18-20% del peso corporeo totale, grazie al fatto che il paziente si sente sazio con una dieta ipocalorica. Si tratta di uno strumento molto utile, anche se è sempre altrettanto importante il cambiamento delle proprie abitudini di vita nel lungo periodo – tiene a precisare lo specialista – per evitare la dilatazione di questa gastroplastica e per mantenere la perdita di peso“.

Questa metodica che abbiamo introdotto nella nostra pratica clinica – evidenzia Formiga – consente una riduzione del volume gastrico, senza sezionare o asportare organi, con un rischio intra e postoperatorio estremamente ridotto rispetto ad altre procedure di chirurgia bariatrica. L’ottimo riscontro che otteniamo da questa procedura per la sua ripetibilità e per la riduzione delle complicanze si applica sia ai pazienti che si operano per la prima volta, sia a quei pazienti che hanno già subito un intervento tradizionale maggiormente invasivo e che non sono riusciti a mantenere la perdita di peso“.