Circa 30 alpinisti hanno subito congelamenti o hanno mostrato gravi sintomi da mal di montagna sul monte Everest, dove negli ultimi giorni hanno perso la vita uno sherpa e tre alpinisti. Nell’ultimo incidente, la scorsa notte, è rimasto vittima un alpinista indiano, Subash Pal, che aveva lasciato l’ultimo campo base per raggiungere la cima. Lo riferisce The Himalayan Times, aggiungendo che un altro indiano, ammalatosi durante la salita, è stato fatto scendere al Campo II. Due giorni fa aveva invece perso la vita un’alpinista australiana Maria Elizabeth Strydom di 34 anni. La donna, che era accompagnata dal marito nella scalata, è morta mentre tornava al campo base IV, l’ultimo prima dell’ascesa finale verso la cima, dopo essere stata colpita da cecità da neve seguita da un ictus.

Il suo decesso arriva poche ore dopo quello dell’olandese Eric Arnold che, dopo aver conquistato l’Everest al suo quinto tentativo, si è sentito male per le conseguenze dell’alta quota mentre scendeva dalla vetta. Il 36enne, scampato lo scorso anno alla valanga che in seguito ad una scossa in Nepal ha travolto il campo base uccidendo 18 persone, aveva pubblicato la foto della sua impresa sul suo account twitter @EricArnold8850. Grazie alle condizioni di tempo buono, circa 400 alpinisti hanno raggiunto la vetta della montagna (8’848 metri) dall’11 maggio. Una trentina di questi, tuttavia, sono in cura presso le unità mediche per congelamento, cecità da neve e malesseri vari. Parlando alla Bbc, Gyanendra Shrestha, un funzionario nepalese al campo base dell’Everest, ha detto la cecità da neve, mal di montagna e la fatica sono problemi di salute molto comuni ad alta quota, anche se la maggior parte delle persone recuperano una volta che discendono la montagna.


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