Il Presidente del Parco dei Nebrodi, in Sicilia (Provincia di Messina), è un sopravvissuto. Giuseppe Antoci ha scampato per miracolo (e per puro caso) un attentato mafioso che poteva essere una strage: il Presidente del Parco e i suoi due uomini della scorta non avrebbero avuto scampo se non fosse intervenuta per caso un’altra auto della polizia in transito sulla strada. “Se non fosse intervenuta la polizia oggi non sarei qui. So chi mi vuole morto, ma quei criminali si sbagliano se pensano che gli spari possano fermarmi. Sono scosso, ma il momento della paura e’ passato e il nostro impegno continua più forte di prima perché questa Sicilia possiamo cambiarla e quello che mi e’ successo dimostra che siamo sulla strada giusta“.

Ce l’ha con la mafia dei pascoli il presidente del Parco dei Nebrodi, sfuggito all’agguato scattato la scorsa notte: colpi d’arma da fuoco, di grosso calibro, esplosi contro di lui. A salvarlo la blindata, i poliziotti della scorta e gli uomini del commissariato di Sant’Agata di Militello che lo avevano seguito e che sono intervenuti, dando manforte contro il commando che aveva circondato l’obiettivo della missione di morte. Spietata e feroce organizzazione, quella del messinese, che non ha mai rinunciato a fare affari con la terra e il cui nemico numero uno evidentemente è diventato proprio Antoci che aveva fatto scelte e stretto intese che tagliavano le mani, in particolare quelle dell’antica mafia dei ‘tortoriciani’, protese sui campi e sulle ingentissime risorse europee e regionali a essi collegati.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha annunciato di avere potenziato la scorta del dirigente: “C’e’ stato un vero conflitto a fuoco, la scorta gli ha salvato la vita a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci, voglio ringraziare i ragazzi che ne facevano parte e che servono lo Stato a rischio della propria vita“. Antoci la racconta cosi’: “Ero di rientro da Cesaro’ per una manifestazione, avevo partecipato ad un convegno. Ero stanco e una volta in auto mi sono assopito. Ad un certo punto mi sono svegliato di soprassalto e ho sentito i miei agenti della scorta che si chiedevano cosa fossero quei massi lì in mezzo alla strada. Si sono fermati ed è iniziato l’inferno di spari e fuoco contro di noi. Sull’auto blindata, su cui viaggiavo insieme alla scorta, sono stati esplosi diversi colpi e ne e’ seguito un conflitto a fuoco. Il mio capo scorta mi ha immediatamente preso e messo sotto il sedile, si è posto sopra di me, mentre continuavo a sentire gli spari. L’autista della macchina, ha fermato l’auto, è sceso, ha aperto il fuoco e lo stesso ha fatto il mio capo scorta. Dietro eravamo seguiti dalla vettura del dott. Manganaro, dirigente del Commissariato di Sant’Agata di Militello, che pur non essendo personale addetto alla mia scorta è arrivato, grazie a Dio, durante l’agguato. E’ così che sono stato salvato. Se non fosse intervenuta la seconda macchina della polizia non sarei qui a riferire quanto accaduto. Hanno sparato anche gli uomini della mia scorta, ma ci aveva accerchiati e forse senza gli altri non ce l’avremmo fatta. Erano almeno 5-6, e avevano le bottiglie molotov per lanciarle, scatenare un incendio nell’autovettura, costringerci a scendere e quindi ucciderci“.
Un episodio inquietante, culmine di una escalation di minacce e molotov che hanno contrassegnato gli ultimi anni. Rosario Crocetta, che con il presidente del parco ha condiviso decisioni e intimidazioni (“Finirai scannato insieme a Crocetta“, si leggeva in una missiva del 2014), chiede provvedimenti drastici: “Le forze dell’ordine fanno un lavoro eccezionale, ma non basta: occorre procedere a dei rastrellamenti sui Nebrodi con l’esercito, per rompere questo controllo del territorio e questo ricorso alla violenza con cui si esercita’ un vero e proprio colpo di Stato“.

“L’attentato della scorsa notte riporta di drammatica attualita’ la minaccia rappresentata dalla criminalita’ mafiosa, contro la quale e’ indispensabile non abbassare mai la guardia“, commenta il presidente del Senato Pietro Grasso. Solidarieta’ viene espressa pure dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dal premier Matteo Renzi. Avverte la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi: “Antoci non deve restare solo, il suo coraggioso impegno contro le infiltrazioni mafiose va sostenuto con una piu’ incisiva azione repressiva e assicurando un rigoroso controllo di legalita’ sui finanziamenti e i fondi europei per l’agricoltura, in un territorio complesso come quello dello Stretto, in cui gravitano clan di Cosa nostra e della ‘Ndrangheta“.

“Questa gravissima intimidazione rammenta a tutti noi – affermano Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, vicesegretari del Pd – che non possiamo abbassare la guardia e dobbiamo continuare con perseveranza nella lotta contro tutte le mafie“. Sabato a Sant’Agata di Militello si svolgera’ una manifestazione di solidarieta’ alla presenza dei sindaci del comprensorio, di Tano Grasso della Federazione antiracket e delle scuole. Intanto, ieri riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza alla prefettura di Messina che ha tra l’altro deciso “una massiccia intensificazione dell’attivita’ di controllo“.
Cosa sta succedendo davvero nel Parco dei Nebrodi
Proprio in prefettura il 18 marzo 2015 era stato siglato protocollo di legalità finalizzato a rendere più incisivi i controlli antimafia nell’ambito delle procedure di concessione a privati di beni compresi nel Parco, a tutela delle imprese del comparto agricolo e della corretta e trasparente gestione degli aiuti comunitari. In virtù delle previsioni contenute in tale accordo, che ha consentito di estendere le verifiche antimafia ad atti prima esclusi per limiti di valore (cosiddetti sottosoglia), sono state tra l’altro emesse numerose interdittive antimafia. Un fenomeno non limitato al Messinese. Nel novembre 2015 la prefettura di Enna aveva sollecitato e ottenuto la rescissione di tutti i contratti di affitto dei terreni demaniali del Comune di Troina, gestiti dall”Azienda speciale Silvopastorale’ istituita quasi 70 anni fa dalla Regione, proprio per gestire il grande patrimonio terriero e immobiliare dell’amministrazione. Era stato il ministero dell’Interno a delegare alla prefettura il compito di nominare una commissione d’indagine per verificare eventuali forme di condizionamento. La commissione aveva accertato l’incombente presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata che sarebbero riusciti a impedire l’aumento dei canoni che sono rimasti tra i 15 ed i 30 euro per ettaro, a fronte di contributi comunitari per circa 300 euro per ettaro, ma anche a impedire che per gli affitti si procedesse a regolari bandi pubblici.
“In ballo ci sono milioni di euro, soldi che la mafia vorrebbe sottrarre ai nostri figli, costretti a emigrare perche’ non ci sono posti di lavoro“. Ma “quello che stiamo vivendo, con i terreni agricoli in mano alla mafia, non e’ solo un problema del Parco dei Nebrodi“, perche’ in gioco “ci sono tutte le cosche della Sicilia“. Lo ha detto Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, intervenendo alla trasmissione di Rai3 Agora’. “Dovete raccontare questa Sicilia. La Sicilia che si ribella, che prende un protocollo dei Nebrodi e lo allarga a tutta l’Isola, perche’ il Presidente Rosario Crocetta l’ha estesa a tutta la Regione. Una Sicilia che vuole cambiare passo e lo fa con i fatti, non con le chiacchiere“, ha aggiunto Antoci, che ha sottolineato anche di non sentirsi solo.

“In queste ore, in questi giorni, io l’ho sentito veramente lo Stato. L’ho sentito ieri, c’erano circa 60 sindaci in una adunanza ad esprimermi solidarieta’, l’ho sentito perche’ mi ha chiamato il Ministro degli Interni, il Presidente del Consiglio. Non sono solo. Credo che se ognuno di noi facesse il proprio lavoro forse ci sarebbero meno persone sotto scorta e meno attentati. Noi attivando questo protocollo abbiamo dato un colpo durissimo alla mafia in Sicilia. Abbiamo tolto il limite dei 150 mila euro, per la partecipazione ai Bandi europei, e lo abbiamo azzerato, quindi oggi i mafiosi non solo non potranno più partecipare alle nuove gare, ma non potranno nemmeno gestire quei terreni agricoli su cui avevano messo le mani e che adesso andranno alle persone oneste”, ha proseguito Antoci. “Stiamo prendendo i nominativi che in questo momento sono in corso d’opera nei contratti e li revocheremo tutti, uno per uno. Non pensino che con questo atto intimidatorio noi non continueremo il nostro lavoro. Anzi, lo continueremo con maggiore forza”, ha aggiunto.
Intanto sono proseguite per tutta la notte le indagini della polizia di Stato sull’agguato avvenuto ieri, sulla statale che collega Cesaro’ e San Fratello. Agenti della squadra mobile hanno eseguito altri rilievi sulla scena del delitto e sentito le persone presenti sulla scena della sparatoria. Sono stati numerosi i colpi di arma da fuoco, esplosi con un fucile caricato a pallettoni, contro l’auto blindata sulla quale viaggiavano Antoci e la sua scorta. Nelle indagini sono coinvolti anche altri reparti di alta specializzazione della polizia di Stato. L’inchiesta e’ coordinata dal procuratore Guido Lo Forte e dai sostituti Vito Di Giorgio, Angelo Cavallo e Fabrizio Monaco. Verranno eseguiti anche esami del Dna sulle tracce di sangue trovate vicino al luogo dell’agguato e rilievi scientifici sulle due bottiglie Molotov trovate nel bosco: sono alcuni degli accertamenti in corso da parte della polizia. Impronte digitali e tracce biologiche si cercano sulle due bottiglie incendiare lasciate dagli assalitori nel bosco, prima di fuggire a piedi, protetti dalla folta natura e dal buio.

Quello che emerge e’ che la mafia sta rialzando la testa la ‘terza mafia’ della provincia di Messina quella dei Nebrodi, una delle organizzazione criminale tra le piu’ antiche e pericolose”. Lo ha dichiarato il procuratore di Messina Guido Lo Forte parlando dell’agguato a Antoci. “Dopo che i clan di Barcellona Pozzo di Gotto e di Messina sono stati colpiti in maniera forte anche dalle operazioni antimafia, i ‘Batanesi’ e i ‘Tortoriciani’ stanno cercando di recuperare terreno e spazi“. “La mafia ha da sempre interesse su pascoli, agricoltura e i finanziamenti europei. Non posso dire altro sull’inchiesta in corso, ma sicuramente ci saranno presto degli sviluppi” ha detto Lo Forte che, parlando dell’agguato a Antoci ha aggiunto: “l’attentato di ieri al presidente del Parco dei Nebrodi e’ di assoluta gravita’, e da subito i miei sostituti della Dda Cavallo e Di Giorgio si sono recati sul posto per apprendere elementi utili alle indagini. Sono state interrogate diverse persone“.


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