Ricerca, Anvur: “Italia in buona posizione a livello internazionale, ma continua la fuga di cervelli”

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La RICERCA italiana si posiziona “bene sul fronte internazionale” ma, nonostante ci siano “tradizioni di eccellenza”, continua la ‘fuga dei cervelli’ a causa di una costante “incertezza della carriera”. A disegnare il quadro sullo stato dell’Università e della RICERCA del nostro Paese è il Rapporto biennale 2016 presentato oggi alla titolare del Miur Stefania Giannini dall’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della RICERCA al cui vertice si da poco insediato Andrea Graziosi. Fra i punti di forza del sistema universitario e della RICERCA italiane, segnala l’Anvur, “va senza dubbio menzionato il buon posizionamento internazionale dei risultati complessivi della RICERCA” dei nostri docenti e ricercatori, “nonostante la progressiva diminuzione dei fondi accessibili” alla RICERCA scientifica di base e umanistica, “settori in cui l’Italia ha una tradizione di eccellenza”. Rispetto ai ricercatori, la produttività italiana nel quadriennio 2011?2014 è pari ai livelli della Francia e superiore a quelli della Germania.

L’Anvur rileva inoltre “la capacità complessiva del sistema italiano di erogare una didattica di qualità gestendo al contempo un alto rapporto studenti-docenti, con una spesa pro-capite relativamente contenuta“. Ma non sono tutte ‘rose e fiori’. Fra le maggiori difficoltà l’Anvur segnala infatti “la significativa riduzione del corpo docente a seguito dei pensionamenti, che è stata solo parzialmente compensata con l’ingresso di ricercatori a tempo determinato, una figura nuova e apprezzabile che stenta tuttavia ad affermarsi“. Tra le criticità registrate dall’Anvur anche “la maggior incertezza associata alle prospettive di carriera accademica, che induce fenomeni preoccupanti” come “l’abbandono della carriera da parte di molti dottori di RICERCA ed assegnisti, che non possono permettersi lunghi periodi di insicurezza retributiva” e “lo spostamento all’estero in misura maggiore di quanto sarebbe fisiologico, senza un corrispondente flusso opposto dalle istituzioni estere“.