Una cura ad hoc per ogni tipo di patologia: a questo si sta puntando nell’ambito delle ricerche sulla nutrizione umana presentate in occasione della V edizione della “Giornata per la Ricerca” della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica e della Fondazione Policlinico A. Gemelli, che si tiene oggi a Roma. Le ricerche svolte dall’ateneo romano hanno contribuito a comprendere i meccanismi di progressione del danno epatico e le interazioni tra nutrizione e fisiopatologia del diabete e della sindrome metabolica.
“I dati dei nostri studi – ha detto Luca Miele, scienziato del Policlinico Gemelli di Roma – hanno contribuito a comprendere come l’accumulo di grasso nel fegato rappresenti una importante spia dello stato di salute dell’organismo. Abbiamo documentato che il fegato grasso si puo’ associare a condizioni apparentemente distanti tra loro, per esempio a una maggiore severita’ clinica della psoriasi, alla maggiore frequenza di ovaio policistico nelle donne e a un maggior rischio di eventi cardiovascolari che spesso viene osservato“.
Gli studi dei ricercatori hanno inoltre dimostrato come gli alimenti possano interagire direttamente con il microbiota intestinale che a sua volta interagisce con il fegato. “Abbiamo documentato – ha detto Miele – che esiste una interazione tra geni e alimenti e che alcune persone, per motivi genetici, hanno una predisposizione al danno epatico. Tali dati ci consentiranno in futuro di ottimizzare i test diagnostici e gli approcci terapeutici al fine di utilizzare in modo appropriato le risorse sanitarie“.


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