Tantissimi temporali in questi giorni sull’Europa: “supercelle”, forti grandinate e persino tornado tra Germania e Balcani

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Nei giorni scorsi vaste aree del vecchio continente, dalla Germania fino alla Polonia, la Repubblica Ceca e i Balcani, sono state colpite da fenomeni temporaleschi particolarmente violenti, con grandinate e persino dei tornado, che hanno cagionato ingentissimi disagi e parecchi danni materiali. L’affondo sull’Europa centrale di una ampia saccatura, interamente ricolma di aria fredda polare marittima, soprattutto in quota, affluita al di sopra della massa d’aria più calda e umida preesistente nei bassi strati, ha favorito lo scoppio di violenti temporali e persino “supercelle” fra la Germania, la Repubblica Ceca e l’estremo settore occidentale della Polonia.

maxresdefaultCon l’abbassamento di latitudine dell’asse principale della saccatura l’aria piuttosto fredda, presente nella media troposfera, si è versata in direzione dell’Europa centrale, determinando fortissimi contrasti termici e il conseguente inasprimento del “gradiente termico verticale”. Questo associandosi ad elevati valori “cape”, ha di colpo innescato grandi turbolenze che si sono estese rapidamente fino ai limiti superiori della troposfera, agevolando la formazione di moti convettivi davvero violenti.

13177689_1706794149584114_5872934182137015777_nNel corso del pomeriggio di ieri, durante il picco dell’insolazione diurna, si sono così improvvisamente formati dei forti temporali, caratterizzati da forti “updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati che ha contribuito a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, oltre i 12-13 km.

tornado in UcrainaSalendo a quote particolarmente elevate le incudini dei cumulonembi sono state investite dai violentissimi venti del “getto polare”, portandosi a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso nord-est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.

img_1450-version-2In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “downbursts” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni).

13177715_1706771152919747_5450934363443964663_nAlcuni di questi temporali, venendo toccati in quota, nell’alta troposfera, dal passaggio del ramo principale del “getto polare”, si sono rapidamente evoluti in sistemi temporaleschi di natura “supercellulare”, anche piuttosto intensi. Lo sviluppo di queste “supercelle”, fra la Germania e i Balcani, è stata determinato proprio dall’intenso “Wind Shear” verticale che nei giorni scorsi, specialmente nella giornata di ieri, ha riguardato gran parte dell’Europa centro-orientale, interessati da una vasta circolazione depressionaria a carattere chiuso che ha inasprito i valori di vorticità positiva nella media e alta troposfera. L’intenso “Shear” del vento (ossia di variazioni di velocità e direzione del vento man mano che si sale di quota) innesca all’interno dei cumulonembi temporaleschi dei moti rotatori che fanno roteare l’”updraft”, trasformandolo successivamente in un “mesociclone”. Soprattutto in presenza, nell’alta troposfera, di “Jet Streaks” o “Drifts” (campi di vento molto forti in quota non associabili al “getto”), dentro i cumulonembi si cominciano a formare dei moti rotatori orizzontali che vengono poi assorbiti dalle forti correnti ascensionali che li generano. Tali rotazioni, pur venendo in parte assorbite dagli stessi moti convettivi che alimentano i cumulonembi, tendono a far roteare le correnti ascensionali, le quali tendono ulteriormente ad intensificarsi a seguito del passaggio in alta quota del “getto”. Questo scorrendo ad altissima velocità in quota crea un vuoto d’aria, nell’alta troposfera, che viene progressivamente colmato dall’attivazione di intensi moti ascensionali che esacerbano l’attività convettiva e tendono a riempire il vuoto d’aria prodotto dal flusso stesso. A ciò bisogna aggiungere l’instaurazione di un forte “gradiente termico”, tra la massa d’aria fredda in arrivo e quella caldo umida preesistente al suolo in fase di sollevamento, e da notevolissimi divari igrometrici tra la massa d’aria fredda in entrata, decisamente più secca, e quella calda in sollevamento, molto più umida. Durante tale processo l’”updraft” normale si trasforma in un “mesociclone”, alla cui base potrà comparire una minacciosa “Wall cloud” (nube a muro) dalla quale si possono sviluppare delle trombe d’aria o persino dei “tornadoes”, come quelli che si originano sopra le praterie statunitensi. Molte volte la “Wall cloud” viene preceduta da uno spettacolare invorticamento delle masse nuvolose scure, presenti alla base dei cumulonembi.