Il terremoto di magnitudo 4,1 registrato ieri sera nei pressi del lago di Bolsena, che ha creato apprensione fra gli abitanti della zona con una intensità fino al IV-V grado nella scala Mercalli (dati dell’INGV), è avvenuto in un’area caratterizzata da sismicità non elevata. La sismicità in quest’area non è paragonabile con quella dell’Appennino, distante da quel punto diverse decine di chilometri.
Nella classificazione sismica del territorio italiano i comuni interessati dal sisma si trovano a cavallo fra zona 3 e zona 2B. La sismicità non è alta ma si possono verificare nel tempo anche terremoti di magnitudo superiore a 5,0.
La sismicità in quest’area è legata alla natura geologica del territorio, caratterizzato dalla presenza di apparati vulcanici ormai inattivi. Dall’area dei Colli Albani (a sud di Roma), fino al sud della Toscana, esiste una vasta area caratterizzata dalla presenza di apparati vulcanici che sono stati attivi fino a poche decine di migliaia di anni fa, un periodo geologicamente molto breve. Sebbene questi apparati non siano più capaci di generare eruzioni, e le antiche bocche eruttive ospitino oggi laghi come quello di Bolsena, Vico o Bracciano, esiste un vulcanismo tardivo, caratterizzato da manifestazioni di vario tipo come fuoriuscita di acqua calda, soffioni, e talvolta anche terremoti.
Questi terremoti sono molto meno frequenti e meno potenti di quelli che avvengono sull’Appennino, ma devono comunque essere tenuti in considerazione nella prevenzione sismica. A questo link, sul sito dell’INGV, si trovano le indicazioni sulla pericolosità sismica dell’area e sulla sismicità storica.


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