Il primo ‘tagliando’ sarà a novembre, precisamente tra il 7 e il 18 a Marrakech, in Marocco. Qui si terrà la XXII Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ovvero la Cop22. Primo appuntamento dopo lo storico accordo di Parigi raggiunto a dicembre 2015. L’intesa raggiunta nella capitale francese è stata siglata ufficialmente da 175 Paesi a New York lo scorso 22 aprile e sarà aperta alla ratifica fino al 21 aprile 2017. Entrerà in vigore quando almeno 55 Paesi, responsabili di almeno il 55% delle emissioni di gas a effetto serra globali, avranno fatto i passi necessari per l’approvazione ufficiale.

L’accordo, 12 pagine e 29 articoli più un lungo preambolo, “mira a rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici – si legge all’art.2 – in un contesto di sviluppo sostenibile e di sforzi per sradicare la povertà, anche mediante: contenimento dell’incremento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale e perseguendo gli sforzi nel limitare l’aumento della temperatura di 1.5 gradi, riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente il rischio e gli impatti del cambiamento climatico“. Questa la premessa dell’intesa che si sviluppa attraverso alcuni passaggi fondamentali: mitigazione, riduzione delle emissioni abbastanza veloce per raggiungere l’obiettivo; trasparenza e valutazione delle azioni per il clima; adattamento, rafforzare la capacità dei Paesi di affrontare l’impatto climatico; perdita e danni, rafforzare la capacità di recupero dagli impatti climatici; supporto, anche finanziario, per le nazioni al fine di costruire un futuro pulito e resiliente.
Oltre a stabilire obiettivi di lungo termine, i Paesi dovranno raggiungere il picco delle emissioni il prima possibile e continuare a presentare piani nazionali di azione che definiscano i loro obiettivi futuri per affrontare i cambiamenti climatici. I Paesi, dunque, presenteranno piani aggiornati, i cosiddetti Ndcs, ogni 5 anni, aumentando costantemente le loro ambizioni di lungo termine. Non solo. Gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo per costruire il proprio futuro pulito e resiliente saranno supportati da finanziamenti crescenti da parte dei Paesi sviluppati e da contributi volontari delle altre Nazioni. I governi hanno deciso che lavoreranno per definire una chiara tabella di marcia per portare i finanziamenti per il clima a 100 miliardi di dollari entro il 2020 e, anche prima del 2025, per stabilire un nuovo obiettivo di sostegno economico partendo da questa cifra base.


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