Tiene sotto controllo gli zuccheri nel sangue e nello stesso tempo diminuisce le probabilità di morire per un attacco di cuore, e non solo. Liraglutide, farmaco analogo dell’incretina GLP-1 (glucagon-like peptide-1), riduce del 22% il rischio di morte per cause cardiovascolari, del 15% la mortalità per tutte le cause e del 12% la probabilità di infarto e ictus non fatali nei pazienti adulti con diabete di tipo 2. Sono i principali risultati dello studio Leader*, annunciati nella notte a New Orleans durante il 76esimo Congresso dell’American Diabetes Association, in contemporanea con la pubblicazione sul ‘New England Journal of Medicine‘.
Il lavoro, sottolinea il gruppo farmaceutico danese Novo Nordisk, è il primo a dimostrare questi effetti con un agonista del recettore del GLP-1. La ricerca ha coinvolto 9.340 pazienti adulti da 32 Paesi, con diabete 2 ad alto rischio cardiovascolare, seguiti per 3,5-5 anni. Emerge che “liraglutide, somministrata una volta al giorno in aggiunta alla terapia standard – che consiste in modifiche dello stile di vita, trattamenti ipoglicemizzanti e cardiovascolari – riduce del 22%, e in maniera statisticamente significativa rispetto a placebo, il rischio di morte per cause cardiovascolari, e del 12% il rischio di infarto miocardico non fatale e ictus non fatale, eventi che rappresentavano l’endpoint composito primario dello studio“. “Anche la mortalità per tutte le cause è diminuita in misura significativa (-15%) con liraglutide, rispetto a placebo – prosegue la nota – Un dato analogo è emerso anche per l’endpoint esteso, costituito dai 3 componenti dell’endpoint primario più angina instabile, che determina ospedalizzazione, rivascolarizzazione coronarica e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca (-12%)“.
Infine, “a 3 anni, la riduzione media di HbA1c (emoglobina glicata, parametro spia del controllo glicemico, ndr) da un valore basale medio di 8,7% per entrambi i gruppi è stata di -0,40%, ed è stata anche osservata una perdita di peso rispetto al placebo di 2,3 kg“. La percentuale di pazienti che hanno manifestato eventi avversi è risultata “simile nei due gruppi (62,3% con liraglutide, 60,8% con placebo). Gli eventi avversi più comuni che hanno causato l’interruzione del trattamento sono stati prevalentemente gastrointestinali. L’incidenza di pancreatite è risultata più bassa, ma non statisticamente significativa, nel gruppo trattato con liraglutide rispetto al placebo“. Per John Buse, presidente dello Steering Committee dello studio, direttore dei Centri di endocrinologia e per la cura del diabete presso la School of Medicine dell’Università della Carolina del Nord, “si tratta di risultati straordinari poiché dimostrano che la liraglutide è in grado di migliorare gli esiti non limitandosi ad agire solo sulla riduzione della glicemia e sulla perdita di peso: contribuisce anche a prevenire le complicanze cardiovascolari e la mortalità nel diabete di tipo 2. I trattamenti anti-diabete 2 in grado anche di ridurre il rischio cardiovascolare sono importanti – ricorda l’esperto – poiché la patologia cardiovascolare è la principale causa di morte in questi pazienti“.
“Abbiamo accolto con grande entusiasmo i risultati dello studio Leader – dichiara Mads Krosgaard Thomsen, Executive Vice-President e Chief Science Officer di Novo Nordisk – poiché evidenziano una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con diabete tipo 2 trattati con liraglutide, inclusa la morte per tutte le cause. Per noi si tratta dell’inizio di una nuova era, nella quale le nostre attività di ricerca e sviluppo non si concentreranno esclusivamente sul controllo glicemico“.


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