Energia: l’Europa punta su ricerca e innovazione, ma l’Italia investe ancora poco

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L’Unione Europea punta su ricerca e innovazione per favorire la transizione verso un modello energetico low-carbon. E lo fa attraverso il Set-Plan (European Strategic Energy Technology Plan) che prevede quattro linee di intervento tra le priorità indicate agli Stati membri: sviluppo delle rinnovabili; partecipazione del consumatore finale alla fase di transizione dell’ENERGIA; efficienza energetica a tutto tondo; trasporti sostenibili. ”La novità è che il Set-Plan è stato rilanciato in una prospettiva di integrazione”, spiega Marcello Capra, delegato nazionale Set Plan europeo del ministero dello Sviluppo Economico.

Lo sviluppo in questi anni si è focalizzato sulle filiere: eolico, solare e così via. Ora – spiega Capra – si è capito che chi sviluppa l’eolico deve conoscere anche le esigenze della rete elettrica e viceversa. In questi anni abbiamo sviluppato molte ricerche e ora è il momento di trasferire questi risultati a livello industriale”. Con obiettivi concreti: ad esempio, quello di sviluppare tecniche di riqualificazione per gli edifici esistenti che abbiano costi inferiori a quelli attuali, con traguardi al 2025; ridurre del 10% il costo degli edifici nuovi a emissioni quasi zero; ridurre i gap di performance tra la fase di progettazione e quella di misura migliorando gli strumenti di previsione e monitoraggio. Ma se l’Ue punta tutto su ricerca e innovazione, finanziando gli interventi attraverso il programma Horizon e i fondi strutturali, l’Italia cosa fa? ”Per sostenere l’innovazione il Mise non ha molte risorse, mi rivolgo alla politica: sulla ricerca dovremo avere più attenzione, anche perché l’obiettivo dell’Unione europea è anche di allineare gli Stati membri”, spiega Capra.

Posizione critica condivisa anche da Confindustria: ‘‘L’Ue fa regole che valgono per tutti, e una volta stabilite le linee di priorità su innovazione e ricerca demanda poi agli Stati membri di definire risorse e strumenti per il sostegno a queste priorità. Da questo punto di vista noi rischiamo molto – spiega Andrea Bianchi, direttore Politiche industriali Confindustria – perché questi Set Plan rischiano di aumentare ulteriori squilibri perché, diversamente dall’Italia, altri grandi concorrenti, come la Germania, si dotano di interventi pubblici molto più consistenti del nostro“. “L’Italia su ricerca e innovazione investe ancora molto poco – conclude – Il Mise ha una difficoltà enorme ad avere risorse nazionali destinate all’innovazione industriale, il rischio è che l’indicazione dell’Ue si traduca in un punto di debolezza se il governo italiano non si decide a investire sul tema”.

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