Sacchetti biodegradabili illegali e di scarsa qualità: un mercato da contrastare con la certificazione di terza parte

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Risale a settimana scorsa il sequestro da parte della Guardia di Finanza di oltre 200 mila bio-shopper riportanti falsa dichiarazione di conformità ai requisiti di Legge. Una filiera illegale, già denunciata ripetutamente anche da Legambiente, valutata in 40 mila tonnellate di plastica fintamente riciclata, con una perdita per il mercato legale degli shopper pari a 160 mila euro e una ricaduta sui consumatori quantificata in 50 milioni di euro in termini di costi aggiuntivi per lo smaltimento di rifiuti.

Ma come è possibile riconoscere i bio-sacchetti di qualità da quelli falsi? Dalla presenza di marchi come quelli rilasciati da CSI, società del Gruppo IMQ, che di recente ha introdotto, prima e unica in Europa, due marchi di certificazione che oltre sul rispetto della Legge garantiscono anche sulla qualità e sulla performance delle shopper. Il primo è il marchio “CSI Recycled Plastic”, che certifica la conformità del sacchetto ai requisiti relativi all’effettivo utilizzo di plastica riciclata e al relativo spessore.

Il secondo marchio è “CSI High Performance Bag”, studiato per i sacchetti in carta e in bioplastiche, che certifica anche la qualità dei sacchetti relativamente agli aspetti ambientali, ma anche costruttivi quali ad esempio la resistenza al carico, alla trazione, alla caduta.  Caratteristiche, queste ultime, sempre più richieste dalla grande e media distribuzione organizzata, quale attestazione di rispetto e attenzione al cliente e, più in generale, di attenzione per la qualità.