Con l’assegnazione dei primi 190 agenti e ufficiali di polizia provinciale ad altre amministrazioni (polizie municipali o ruoli amministrativi negli enti locali o nelle sedi ministeriali periferiche), si materializza lo sfascio programmato della vigilanza ambientale in Italia. Per effetto dei vuoti normativi causati dalla Legge Delrio 56/2014, e dei successivi tagli operati dalla legge finanziaria 190/2014, ben 744 operatori di polizia provinciale (su circa 2500 in Italia, fermi restando i prossimi pensionamenti senza turnover) sono stati collocati in soprannumero dalle Province e dalle Città Metropolitane. Per un primo contingente di 190 agenti e ufficiali di polizia provinciale sono state pubblicate il 20 giugno, sul portale governativo della mobilità, le assegnazioni ad altre amministrazioni.
Per l’AIPP (Associazione Italiana Agenti e Ufficiali di Polizia Provinciale), associazione di categoria, l’assottigliamento, per giunta avvenuto a macchia di leopardo sul territorio nazionale, delle forze in campo per il presidio del territorio rurale e per l’attività di polizia ambientale, è un regalo non richiesto ad inquinatori, bracconieri e trasportatori illegali di rifiuti. La situazione calabrese, entrando nei dettagli, anche alla luce della lettura dei dati direttamente dal sito del Dipartimento della Funzione Pubblica, rilustrerebbe la seguente: 27 unità del Corpo di Polizia Provinciale di Catanzaro, 8 unità del Corpo di Polizia Provinciale di Vibo Valentia e 1 unità (trasferimento volontario) del Corpo di Polizia Provinciale di Cosenza, destinati verso altre amministrazioni statali e locali. Sarebbero 36 agenti in totale, che transiterebbero altrove, di fatto, sancendo l’azzeramento dei corpi di Catanzaro e Vibo, mentre a Cosenza e Reggio Calabria, la Polizia Provinciale già dal 1 novembre scorso è stata mantenuta integra e operativa nella sua interezza, sebbene, su alcuni settori delicati e storici, al momento, non vi sia stato da parte della regione, nessun intervento normativo o di convenzione, specie in materia di vigilanza ittico-venatoria, lasciando un vuoto nel campo dei controlli soprattutto contro il gravissimo fenomeno del bracconaggio, che vede tristemente la Calabria nei primi posti.


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