Temperature percepite estreme: il caso della Grotta dei Cristalli in Messico

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Ci sono situazioni in cui la temperatura presa come unico parametro meteorologico non è un dato del tutto indicativo per capire lo status di sofferenza del corpo umano. Questo dipende infatti anche da altri fattori, come dall’umidità relativa dell’aria. Esistono casi estremi, sulla Terra, dove la combinazione fra temperatura e umidità relativa altissime, portano a situazioni al limite della sopravvivenza.

È il caso ad esempio della Grotta dei Cristalli, in Messico, conosciuta anche come Grotta di Naica. Scoperta nel 2002 all’interno della Miniera di Naica, si tratta di una camera ipogea solitamente sommersa dall’acqua, svuotata per le attività di estrazione minerarie. Nella camera sono stati scoperti enormi cristalli di gesso, i più grandi mai rinvenuti nel mondo.

La grotta, che è stata esplorata per anni dal team italiano di esplorazioni La Venta e che oggi è stata nuovamente sommersa dall’acqua, non poteva essere visitata dall’uomo in condizioni normali. La temperatura al suo interno sfiora infatti i +50°C, ma è l’umidità relativa a renderla davvero pericolosa: 100% di umidità. La sensazione di calore è talmente forte da portare alla morte in pochissimi minuti qualsiasi essere umano. Per questo gli speleologi e ricercatori che l’hanno visitata negli scorsi anni – prima che tornasse ad essere sommersa dall’acqua – dovevano indossare speciali tute termiche e sistemi di respirazione, con le quali comunque potevano restare nell’ambiente ipogeo soltanto pochi minuti.