Accadde oggi, il 10 luglio 1976 il disastro di Seveso: la nube di diossina invade la bassa Brianza [FOTO]

L'ICMESA pima del disastro del 1976
L'area contaminata nel luglio 1976 - Seveso
via Icmesa, a Seveso
L'entrata del parco di Seveso (luglio 2014)
Il Bosco delle Querce (Seveso)
Il Bosco delle Querce (Seveso)
Il Bosco delle Querce (Seveso)
Il Bosco delle Querce (Seveso)
Pannelli nel Bosco delle Querce (Seveso)
Il Bosco delle Querce (Seveso)
Il Bosco delle Querce (Seveso)
Il Bosco delle Querce (Seveso)

Il 10 luglio del 1976 è l’anniversario del disastro di Seveso, uno dei peggiori disastri ambientali della storia, in Italia, il primo grave incidente industriale nel nostro paese. Una nube tossica di diossina invase una vasta area della bassa Brianza – quasi duemila ettari – a causa dell’esplosione della fabbrica ICMESA di Meda: la nube contaminò in modo particolare l’area di Seveso e Meda, a nord di Milano.

L’incidente avvenne alle 12.37, quando un reattore dello stabilimento destinato alla produzione di triclorofenolo esplose producendo una nube tossica che si mosse verso sud spinta dai venti. Una delle sostanze chimiche presenti in questa nube era la TCDD, il tipo di diossina più tossico, capace di causare tumori, gravi malformazioni ai feti, gravi danni alla pelle.

I danni alla salute degli abitanti di Seveso furono enormi, anche se non tutti di facile individuazione. Inoltre i danni sono stati molto duraturi e sono andati avanti nel corso dei decenni, con malformazioni dei feti e malattie gravi.

L’incidente di Seveso segna un prima e un dopo nell’industrializzazione dell’Italia. Dopo Seveso inizieranno ad emergere con sempre maggior frequenza i frutti avvelenati della presenza di industrie sul territorio. Da lì trovò impulso anche l’ecologismo, con le prime battaglie per la protezione della salute e dell’ambiente. Infine, Seveso incise sul dibattito sull’aborto.

A 40 anni da quell’incidente l’area disastrata è stata completamente decontaminata. Il suolo contaminato venne rimosso dalle ruspe ed oggi nella ex zona rossa, la più colpita, sorge un bosco di querce frequentato dagli abitanti.