Ambiente: per studiare lo scioglimento dei ghiacciai basta ascoltare il suono dei torrenti

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Si chiama Aquased ed è un progetto di ricerca condotto dalle università di Trento e Bolzano in collaborazione con due aziende di ingegneria alpina che ha per la prima volta studiato lo scioglimento dei ghiacciai “ascoltando” i torrenti di alta quota, ovvero il suono dei sedimenti sul fondo dei torrenti. Lo spiega il sito In a Bottle (www.inabottle.it).

Un insieme di strumenti progettati e prodotti per la realizzazione di stazioni idrometriche innovative che permettono il monitoraggio dei flussi di trasporto di sedimenti, sia al fondo che in sospensione, e il monitoraggio idrometrico tradizionale (livello e portata). L’obiettivo del progetto è portare innovazione in un settore dove la tecnologia di misura è considerata ormai consolidata. La strumentazione messa a punto costituisce un passo in avanti nel monitoraggio dei torrenti alpini, rispetto alle misure tradizionali di livello e portata. Essa permette infatti la misura degli effetti dei cambiamenti climatici non solo sul flusso di acqua ma anche su quello dei sedimenti presenti nel torrente.

I primi dati raccolti manifestano già il ritiro delle masse glaciali e l’adattamento dei fiumi e torrenti alpini. E questo è un aspetto non di poco conto se non altro per i rischi collaterali che possono sorgere. Infatti, se l’obiettivo a lungo termine è conoscere meglio il cambiamento climatico che sta trasformando i ghiacciai, quello a breve termine è ridurre la pericolosità dei fiumi che scendono dai massicci alpini. Studiare il sedimento è la chiave per ridurre la pericolosità del fiume il sedimento ha una grande rilevanza su come i fiumi e i torrenti vanno a modificarsi, è una componente chiave dell’ecosistema fluviale.

Anche nel nostro Paese il problema dello scioglimento dei ghiacciai sta diventando sempre più importante. Un team di ricercatori dell’Università di Milano è attualmente impegnato, in Alta Valtellina, nel progetto Levissima Spedizione Ghiacciai. L’obiettivo è studiare la fusione glaciale con le migliori attrezzature di rilevamento aereo, l’occhio tecnologico di un satellite NASA per acquisire immagini ad altissima risoluzione e  una stazione meteorologica all’avanguardia che acquisisce dati energetici.