Hicham Ben ‘Mbarek, marocchino di nascita, musulmano per scelta, ma dal cuore ormai cristiano, è diventato una bandiera per tutti. La sua storia ha emozionato l’Italia intera e Ben è diventato il simbolo dell’integrazione sociale per eccellenza.
«Non c’era un modo migliore per dire che siamo tutti fratelli», racconta Hicham. Il giovane ragazzo ha rischiato la vita per ben due volte. E’ approdato sulle coste italiane da Tangeri, via Gibilterra, sul gommone dei disperati: ha affrontato la fame, la povertà, la sete; in Italia ha riscoperto cosa significava vivere, lottare, amare.
Aveva un sogno, diventare uno stilista di successo e a Firenze, dopo mille difficoltà e tanti ostacoli da superare, è riuscito a realizzare i suoi desideri: una negozio avviato, nove dipendenti, una moglie, tre figli. Mentre giocava a calcetto però qualcosa è andato storto: sette arresti cardiaci in meno di un’ora. La corsa all’impazzata verso l’ospedale senese, rianimazione, terapia intensiva. Passano sette mesi, Hichman è a letto, immobille, una sola ancora di salvezza: serve un cuore nuovo, compatibile col suo. Cinque anni fa arriva la luce e si riaccende la speranza.
Il donatore c’è, cristiano, l’operazione riesce alla perfezione:”Sono orgoglioso che dentro di me ora batta un cuore cristiano” – afferma Hickman dopo l’operazione-“Al risveglio ho pensato che il Dio di ognuno di noi aveva fatto il 50 per cento per la buona riuscita dell’intervento”.
“Sono un musulmano orgoglioso di avere un cuore cristiano, italiano, europeo. Sono un marocchino con il cuore di un Paese al quale posso soltanto dire grazie“. La madre che ha permesso l’espianto del cuore “Non ha chiesto a chi donava, non ha domandato se chi riceveva gli organi di suo figlio era bianco o nero, cristiano o islamico. Nel suo dolore ha offerto a un altro una vita. Con un semplice sì”.
“Io sono islamico e difendo la mia religione, ma la mia religione non è torturare, sparare, uccidere. Non si può mai, in nessun modo, essere d’accordo con chi ammazza le persone indifese. Quelli dell’Isis sono semplicemente delinquenti”.
“Mia moglie è italiana, mangia il maiale e io non soffro. C’è chi dice che l’integrazione non è possibile e che non siamo tutti uguali. Credo invece che tutti insieme possiamo dimostrare che si può vivere in pace, che dobbiamo tutti impegnarci per dimenticare secoli di tensioni create in nome della religione ma che con la religione non c’entrano niente”.


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