Incendi, oltre 25mila roghi in Italia nei primi sei mesi del 2016. L’esperta: “serve più etica”

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Sono 25.869 mila gli incendi divampati in Italia nei primi sei mesi dell’anno, e il caldo degli ultimi giorni ha innalzato ai massimi livelli il rischio di roghi, soprattutto nella parte meridionale del Paese. I 30mila vigili del fuoco operativo, sono intervenuti nei rochi che hanno bruciato tra gennaio e giugno 1.593 ettari di boschi italiani e circa 10.925 ettari di aree non boschive.Le regioni maggiormente colpite sono la Sicilia (6572 incendi), la Puglia (4920 incendi), il Lazio (2024 incendi), Campania (1982 incendi), la Calabria (1860 incendi), la Lombardia (1451 incendi) e la Sardegna (1385 incendi). I problemi più seri si registrano nelle zone più calde ma, ogni anno, incendi diffusi divampano anche a Nord. Basti pensare che proprio per chiedere maggior prevenzione e cura dei boschi, domani a Trento scenderanno in piazza i boscaioli della Coldiretti.Le ondate di caldo estivo sono quelle che più preoccupano, perché quando la stagione presenta picchi di calore i rischi, e l’azione dei piromani, si intensificano. Basti pensare che, secondo i dati forniti da Legambiente nel rapporto Ecomafia 2016, lo scorso anno con temperature estive superiori alla media, gli ettari andati in fumo in Italia sono stati 37mila, 15mila in più del 2014, e 23mila in più del 2013, quando la stagione fu particolarmente piovosa.”Questi fenomeni sono fortemente influenzati dalla meteorologia – sottolinea Daniela Piccoli, direttore della divisione protezione civile e pubblico soccorso del Corpo forestale dello Stato – Tanto che negli ultimi anni le aree del sud sono state particolarmente colpite mentre è andato meglio al nord”.

Cefalù incendio canadair“Il nostro obiettivo è quello di intervenire soprattutto prima che un bosco venga bruciato – prosegue l’esperta – e questo lo si fa con la prevenzione, che passa attraverso i controlli sul territorio e la cultura della sicurezza. Gli incendi boschivi divampano nella maggior parte dei casi per l’intervento dell’uomo, e il più delle volte è la disattenzione la causa dei roghi: un mozzicone di sigaretta, o una scintilla da un barbecue possono fare danni enormi”.Quanto si tratta di incendi dolosi è difficile risalire ai colpevoli perché un bosco bruciato conserva poche tracce, le aree dei roghi sono spesso vaste e prive di testimonianze. Inoltre è difficile mettere in un bosco sistemi di intercettazione o un numero di telecamere che permetta di controllare interamente l’area.La parola d’ordine per Piccoli è “senso etico: anche la cenere della sigaretta può far nascere una fiamma – non si stanca mai di dire – e le potature quando raccolte in luoghi secchi sono un rischio in più, così come un barbecue se non lo si fa in area consona e sempre con dell’acqua a portata di mano”. “Il territorio va usato – conclude – ma tutto deve essere fatto bene, seguendo le norme e pensando a chi verrà dopo di noi”.