Incendi Sardegna: 1.877 roghi dall’inizio dell’anno

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Coldiretti segnala che sono già 1.877 gli incendi scoppiati in Sardegna dall’inizio dell’anno. Il boom a luglio, complici le temperature elevate, con 492 incendi segnalati dalla Protezione civile in 22 giorni, con una media di 22 roghi al giorno, contro la media dei quasi 8 nel primo semestre. Ieri il record stagionale con 39 incendi in una sola giornata. Per agricoltori e allevatori si prospetta anche la legge 353 del 2000 (articolo 10), che prevede il divieto di pascolamento dei terreni bruciati per i 10 anni successivi al rogo. Il presidente regionale Coldiretti Battista Cualbu lancia un appello all’unita per combattere quella che definisce “una delle piaghe piu’ brutte e nefaste della Sardegna“. “Per i nostri agricoltori e allevatori sono dei momenti difficilissimi che si sommano alla gia’ difficile annata, fatta di siccita’ e ribassi del prezzo, oltre che da ritardi ingiustificabili nei pagamenti dei premi comunitari“. “Troppi pesi per una categoria, che seppur orgogliosa e abituata obtorto collo alla sofferenza e a stringere la cinghia, si ritrova davanti ad una delle prove piu’ dure che potrebbe essere deleteria per diverse aziende“. “Le aziende agricole stanno subendo danni incalcolabili“, dichiara Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna. “In diverse si ritrovano senza pascolo, con il raccolto e le proviste andate in fumo, alcuni senza animali o comunque con parte di essi danneggiati dal fumo e senza recinzioni. In qualche caso sono finiti all’ospedale gli stessi imprenditori perche’ intossicati. Occorre mettere in campo tutti gli strumenti per andare in soccorso ai pastori, allevatori e agricoltori danneggiati. Lo sblocco immediato dei premi comunitari, seppure in forte ritardo, rappresenterebbe una boccata d’ossigeno, soprattutto in questo momento. Ma si dovrebbe pensare e studiare anche altri interventi per le recinzioni e le altre perdite. Le aziende non vanno lasciate sole perche’ gestiscono un patrimonio collettivo in cui non si puo’ continuare a socializzare i profitti, in questo caso ambientali, culturali, sociali e identitari e privatizzare le perdite“.