Ecco “R1”, il primo robot domestico sbarca sul mercato: ecco come funziona, cosa fa e quanto costa [GALLERY]

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L’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ha creato un nuovo robot umanoide concepito per operare in ambienti domestici e professionali. “R1 Your Personal Humanoid”, realizzato partendo dall’esperienza maturata dall’IIT su iCub, il robot umanoide per la ricerca più diffuso al mondo, ha un design italiano, pesa circa 50 chili, ha un’altezza variabile da 1 metro e 25 a 1 metro e 40 centimetri grazie ad un busto allungabile ed è fatto per il 50% di plastica e per l’altro 50% in fibra di carbonio e metallo. Costerà inizialmente come una piccola automobile ma in futuro arriverà a costare poche migliaia di euro. Le sue braccia si possono estendere di 13 centimetri in avanti per raggiungere oggetti lontani e il torso, oltre a muoversi in alto e in basso, può anche torcersi lateralmente. Il movimento è garantito da una batteria per circa 3 ore e, quando si scarica, basta collegarlo alla presa elettrica di casa tramite un alimentatore come qualsiasi elettrodomestico. Per muoversi utilizza delle ruote con cui raggiunge una velocità di 2 km/h. Il volto è costituito da uno schermo led a colori, le cui facce stilizzate danno al robot espressioni utili alla comunicazione non verbale con l’uomo. Una scheda wireless gli permette poi di collegarsi alla rete internet, ricavando informazioni utili alla sua interazione con le persone o aggiornamenti del suo software. Le mani e gli avambracci, grazie a cui può svolgere semplici operazioni domestiche sollevando pesi fino a 1,5 kg e chiudendo completamente la presa attorno ad oggetti cilindrici come bottigliette e bicchieri, sono ricoperti da una pelle artificiale, un sensore che conferisce al robot il senso del tatto permettendogli di interagire con gli oggetti che manipola. R1 è stato progettato e costruito in soli 16 mesi grazie alla collaborazione tra una squadra di 22 scienziati e tecnici dell’IIT guidati da Giorgio Metta, alcuni progettisti industriali di Genova e un gruppo di industrial & graphic designer, esperti di entertainment e illustratori provenienti da due diverse realtà di Milano e Barcellona. Nei prossimi 12-18 mesi l’Istituto Italiano di Tecnologia, con il coinvolgimento di investitori privati, realizzerà il modello di produzione e commercializzazione su larga scala.

Per i Robot proposto lo “status” di “persone elettroniche”

Dare uno status giuridico ai robot per avere leggi chiare ed evitare pericolosi vuoti normativi come nel caso del primo incidente mortale con un’auto a guida autonoma: e’ l’obiettivo di un documento a cui sta lavorando un gruppo di lavoro all’interno della Commissione Europea. Tra i cardini c’e’ la definizione dei robot come ‘persone elettroniche’ e la creazione di un’Agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale. “Va detto con molta chiarezza – ha spiegato Andrea Bertolini, esperto di diritto privato della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – che il documento non sta riconoscendo ai robot dei ‘diritti’ come se fossero persone ma propone la creazione di un preciso soggetto giuridico. Sarebbe piuttosto qualcosa di simile a quello che esiste con le societa'”. Apparentemente i robot non sono ancora pienamente entrati nelle nostre vite ma i primi, come i robot ‘spazzini’ e le automobili che guidano da sole, si sono gia’ affacciati e sono gia’ nati i primi contenziosi. Ovviamente incidenti e danni saranno inevitabili e a fare scuola e’ il caso del primo incidente mortale con una macchina autonoma, una Tesla S, “un episodio che potrebbe avere grandi conseguenze soprattutto a causa della mancanza di una legislazione chiara”. Non si tratta pero’ solo di incidenti ma anche di definire la loro ‘autonomia’: “facciamo il caso di un robot ‘assistente’ che vada a fare la spesa per me – ha aggiunto Bertolini – dovra’ avere la possibilita’ di pagare alla cassa, ovviamente con dei limiti, e essere assicurato per eventuali danni a terzi. Avere norme chiare sara’ necessario anche alle societa’ assicuratrici, senza assicurazioni sara’ impossibile per i nuovi prodotti entrare sul mercato”. Limiti e certificati dovranno essere garantiti ad esempio anche a robot ‘immateriali’ come i software che gia’ oggi comprano e vendono azioni sui mercati finanziari. “Non si tratta quindi di ipotizzare strani scenari fantascientifici o pensare ai robot come lavoratori con diritti da tutelare bensi’ creare una quadro normativo chiaro. Il diritto non e’ un nemico di nessuno, tantomeno dello sviluppo economico”. Obiettivo del documento, ancora lontano da essere discusso in commissione europea, e’ quello di mettere ordine, giocando d’anticipo, a un settore che sfugge al quadro attuale (dove la presenza di robot non era presa in considerazione) ed evitare per tempo pericolosi e difficili contenziosi che potrebbero creare problemi anche allo sviluppo economico del settore.

Ecco i robot per la casa: inizia una nuova era

Sono al nastro di partenza, pronti per essere prodotti su larga scala e approdare sugli scaffali dei grandi magazzini: i robot destinati a entrare nelle case per lavorare con l’uomo sono ormai una realta’. Ne sono convinti tutti i ricercatori impegnati in questo campo, a partire dal ‘papa” di R1, Giorgio Metta, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova: “le prospettive commerciali sono immense”. Come R1, il cui nome completo e’ ‘R1-your personal humanoid’, i robot domestici sono oggi dei prototipi, costruiti con materiali economici, come la plastica, e dal costo iniziale confrontabile a quello di un’utilitaria, ma il loro costo e’ destinato a ridursi progressivamente. Per Metta, come per gli altri ricercatori impegnati in questo campo, avere un robot in casa potra’ essere una realta’ fra una decina di anni, proprio come alla fine degli anni ’80 aveva previsto Bill Gates. In un articolo pubblicato sul mensile Scientific American il fondatore della Microsoft aveva previsto che nell’arco di 25 anni in ogni casa sarebbe entrato un robot. L’arrivo di robot come R1 e’ il segnale che quella previsione si sta ormai realizzando, cosi’ come il robot portiere con tanto di divisa simboleggiata da un cravattino giallo, realizzato da una spin off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la Co-Robotics. “Ci siamo dati due anni come obiettivo per un modello che possa essere prodotto su scala industriale”, ha detto il ricercatore Filippo Cavallo, co-fondatore della spin off. Lo stesso vale per il robot badante, con tanto di cuffietta azzurra. Entrambi sono nati dal progetto ‘robot Era’ e, come R1 dell’Iit, sono pronti per la produzione su scala industriale. Tutti, oltre che nelle case, sono in grado di lavorare a contatto con l’uomo anche in altri ambienti, come gli ospedali, dove sono state condotte le prime sperimentazioni. Se i primi robot entrati in famiglia sono stati finora degli esperimenti isolati, condotti soprattutto in Giappone, le cose sono ormai sul punto di cambiare drasticamente. Nel frattempo si continua a lavorare per portare i robot sempre piu’ a contatto con l’uomo e l’ambiente in cui vive. In Gran Bretagna, Germania e Svizzera, per esempio, e’ ormai imminente la sperimentazione dei primi robot fattorino: piccoli carrelli a sei ruote programmati per consegnare cibi domicilio