Ricerca: una “spugna” di carbonio può collegare due “parti” di midollo spinale

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Una spugna di nanotubi di carbonio, compatibile con il tessuto nervoso, è capace di collegare due “fettine” di midollo spinale. L’importante risultato, ottenuto nel gruppo di Maurizio Prato dell’Universita’ di Trieste, in collaborazione con Laura Ballerini della Sissa di Trieste e Maurizio De Crescenzi dell’Universita’ di Roma Tor Vergata, e’ stato pubblicato nella prestigiosa rivista “Science Advances“. “I nostri studi – spiega Susanna Bosi dell’universita’ di Trieste – utilizzano un nuovo materiale tridimensionale, formato da nanotubi di carbonio, che si presenta come una spugna di color nero, prodotta nei laboratori di De Crescenzi. I nanotubi di carbonio si comportano come minuscoli fili elettrici, capaci di trasportare gli elettroni in maniera estremamente efficiente“. “Da molti anni, il nostro gruppo, in collaborazione con la prof.ssa Ballerini, studia le interazioni dei nanotubi di carbonio con cellule nervose. Nel corso degli anni, abbiamo scoperto che l’interazione dei nanotubi con il tessuto nervoso e’ molto forte, al punto che neuroni e nanotubi sono in strettissimo contatto” aggiunge il prof. Prato. Nel corso di questo studio, e’ stato possibile osservare come la spugna risulti compatibile con il tessuto della corteccia cerebrale, generando una reazione molto ridotta nei confronti del materiale inserito, al contrario di quello che succede con i normali elettrodi metallici.

La spugna di nanotubi, inserita fra due fettine di midollo a una distanza di circa 300 micron, permette ai due pezzi di midollo di ricominciare a comunicare” precisa Bosi. Questo “ponte” si puo’ quindi considerare una strada particolarmente nuova e tecnologica negli studi finalizzati alla riparazione della lesione midollare. L’articolo, dal titolo “3D meshes of carbon nanotubes guide functional reconnection of segregated sprinal explants” e’ il frutto di oltre dieci anni di lavoro condotti nel laboratorio del prof. Prato in collaborazione con la prof.ssa Ballerini. “Si tratta di studi di base – viene specificato – ed e’ necessario ancora molto tempo e molti altri esperimenti prima che questi materiali possano essere effettivamente considerati nella cura delle lesioni midollari. Pero’ le nostre ricerche aprono nuove strade verso la soluzione di una patologia che oggi non ha ancora possibilita’ terapeutiche” spiega Prato. “Nei primi esperimenti, effettuati con la prof. Ballerini – conclude – abbiamo visto che i nanotubi di carbonio potenziano notevolmente l’attivita’ elettrica dei neuroni. Questo ci ha incoraggiati a procedere con sistemi piu’ complessi, come sono le fettine di midollo“.