Salute: ribattezzare le pandemie? “E’ una parola fuorviante”

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Pandemia è una parola ingannevole che rischia di diffondere allarmismi immotivati nel grande pubblico, ma anche fra politici e autorità competenti. Se la si usa male, l’effetto panico potrebbe contagiare i sistemi sanitari con pesanti conseguenze socio-economiche. Albert Osterhaus, uno dei virologi più noti del mondo, oltre 50 nuovi nemici invisibili scoperti durante la carriera, ne fa una questione lessicale: “Il termine pandemia è fuorviante“, decreta l’esperto, direttore del Centro di ricerca sulle infezioni emergenti e le zoonosi di Hannover in Germania, presidente del Gruppo di lavoro europeo sull’influenza (Eswi). Osterhaus spiega perché nel breve video ‘Pandemic: a misleading word’, diffuso su Youtube. “Pandemia – ricorda – è una parola greca composta dai termini ‘pan’, tutto, e ‘demos’, popolo. Letteralmente significa quindi ‘tutto il popolo’. In linea di principio – osserva – se c’è una malattia infettiva che ha il potenziale di infettare tutta la popolazione mondiale, allora è una pandemia. Però questo non significa che debba essere per forza una catastrofe: vuole dire che nuove infezioni si diffondono nel mondo infettando molte persone, ma può essere una pandemia grave o leggera“. Il secondo scenario, quello meno grave, sembra tuttavia difficile da considerare di fronte al termine pandemia: “La parola ha connotazioni piuttosto pesanti” e non sempre viene utilizzata nel modo corretto, a volte nemmeno dalle autorità sanitarie internazionali che le pandemie sono deputate a dichiararle. Osterhaus cita in particolare 2 casi: la ‘Spagnola’ di inizio Novecento e la ‘Suina’ di 7 anni fa. “Nel 1918 abbiamo avuto la Spagnola – ricorda – che è stata una pandemia e ha ucciso circa l’1% della popolazione mondiale, cioè qualcosa come 40-50 milioni di persone. Quella fu una pandemia devastante, ma ci possono essere anche pandemie più miti: un’infezione che si diffonde sì in tutto il mondo, però provocando una malattia più leggera“. Nel 2009, per esempio, l’influenza A/H1N1 venne dichiarata ‘pandemica’ perché di fatto lo era. Infettava persone in tutto il mondo, ma alla fine si è rivelata meno grave del previsto anche se “ha provocato una malattia seria – riconosce l’esperto – e un numero significativo di vittime, perlopiù giovani, mentre nella normale influenza stagionale muoiono soprattutto anziani“.