Sclerosi multipla: l’angioplastica delle giugulari ne migliora i sintomi

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L’angioplastica delle vene giugulari colpite da insufficienza venosa cronica cerebrospinale – CCSVI, la patologia venosa individuata da Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara – può migliorare sensibilmente i sintomi della sclerosi multipla, afferma uno studio italiano pubblicato recentemente su Acta Phlebologica. Ma non solo: commentando questa sua ricerca uscita sulla rivista del Collegio Italiano di Flebologia, intitolato “Chronic cerebrovascular vein insufficiency: how and when jugular vein PTA can influence multiple sclerosis symptoms” (Insufficienza venosa cronica cerebrospinale: come e quando l’angioplastica delle vene giugulari può influenzare i sintomi della sclerosi multipla)(1), Pietro Bavera, chirurgo vascolare milanese, membro della Società Internazionale Disturbi Neurovascolari (ISNVD), sottolinea anche come secondo molti studi la CCSVI sia presente “non solo nella SM, ma in altre patologie neurologiche come la Sindrome di Menière (2) e il Parkinson giovanile. Gli orizzonti della ricerca scientifica sulla CCSVI continuano ad ampliarsi – afferma -, e si può ormai ragionevolmente affermare che è possibile una correlazione diretta tra un difettoso deflusso venoso e diverse sintomatologie neurodegenerative”.

Questa pubblicazione su Acta Phlebologica analizza e classifica in modo dettagliato i sintomi raccolti da 366 pazienti con sclerosi multipla che inizialmente hanno avuto una diagnosi doppler di CCSVI e poi autonomamente hanno deciso di essere trattati mediante angioplastica venosa percutanea transluminale (PTA) delle vene giugulari interne. Si tratta dello studio osservazionale riguardante i sintomi della CCSVI sul più alto numero di pazienti con CCSVI e Sclerosi multipla (SM) finora pubblicato. Tutti i pazienti sono stati studiati con ecocolordoppler (ECD) nello stesso centro, secondo quanto indicato da Zamboni.

La classificazione dei sintomi utilizzata è stata costruita dalle descrizioni spontanee dei soggetti e poi regolarmente monitorata per 48 mesi dopo il trattamento. I sintomi erano: diplopia, stanchezza, cefalea, intorpidimento/ mobilità degli arti superiori, intorpidimento/mobilità degli arti inferiori, sensibilità termica, controllo vescicale, coordinazione dell’equilibrio, qualità del sonno, vertigini, concentrazione mentale.

In generale, i pazienti (RR) ‘recidivanti-remittenti’, 179 donne (67,8%) e 85 (32,2%) uomini, sono stati il gruppo più importante osservato con risultati significativi in tutti i disturbi considerati. I risultati sui sintomi nei pazienti ‘secondariamente progressivi’ (SP) – 37 (59,7%) donne e 25 (40,3%) uomini – e nei pazienti ‘primariamente progressivi’ (PP) – 22 (55%) donne e 18 (45%) uomini – sono stati anche importanti, ma hanno mostrato un significato più basso.

Un elemento emerso con chiarezza è che i sintomi sono tutti correlati tra loro nel loro influire sulla qualità della vita.

”La cosa più spettacolare sono i sogni” ha commentato Bavèra. “Dopo la PTA, i pazienti hanno ripreso a dormire, e a sognare, anche a colori. Nei casi in cui le vene hanno avuto delle restenosi, sonno e sogni scomparivano, assieme agli altri benefici nella loro qualità di vita”. “I malati – aggiunge – ormai riconoscono la differenza tra avere i vasi ‘aperti’ oppure no poiché sanno percepire i sintomi che migliorano o ricompaiono. L’ECD conferma quasi sempre”.

In conclusione, secondo l’autore, gli eccellenti e durevoli risultati ottenuti soprattutto nei pazienti RR sembrano suggerire che gli esami doppler e l’eventuale miglioramento del deflusso venoso dovrebbero venire considerati come possibili.

Si consigliano periodi di curva di formazione con il doppler. Sulla base di questa esperienza- si sottolinea – sembra che la valutazione doppler della CCSVI potrebbe essere proficuamente impiegata in tutte le situazioni iniziali delle malattie neurologiche progressive, e non solo nella sclerosi multipla.