E’ stato pubblicato online l’intero codice di programmazione di Apollo 11, la missione della Nasa che nel 1969 porto’ i primi uomini sulla Luna. Scorrendo le righe del software, disponibile a tutti sul sito GitHub, si scopre anche il lato ‘umano’ dei programmatori, fatto di commenti divertenti, battute e citazioni di canzoni. A pubblicare le migliaia di righe del codice sviluppato dai laboratori dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts (Mit), sotto la guida di Margaret Hamilton, e che permetteva il funzionamento dei computer di bordo delle navette delle missioni Apollo, e’ stato Chris Garry, un ex dipendente della Nasa. Il codice e’ scritto in un linguaggio di programmazione ‘Assembly‘ e funzionava su un computer infinitamente meno potente di qualsiasi smartphone di oggi. Tra le righe del codice si trovano anche i commenti inseriti dai programmatori, una prassi che si usa solitamente per dare indicazioni utili ai colleghi e spiegare alcune operazioni, e che spesso mostrano anche il lato ‘umano’ degli sviluppatori. Tra i commenti ci sono infatti molti aspetti divertenti, come la sezione per l’accensione che viene indicata con BURN, BABY, BURN, un espressione resa popolare in quegli anni da un dj radiofonico per lanciare alcune canzoni,oppure l’uso scherzoso di citazioni da Shakespeare.
“E’ un pezzo di storia – ha commentato Alessandro Mei, del dipartimento di Informatica della Sapienza di Roma – nonche’ un reperto di archeologia informatica che possiamo definire di artigianato, possibile grazie alla maestria di quelle persone“. Tra le citazioni “quella che preferisco è I HOPE, HOPE, HOPE – ha aggiunto Mei – credo proprio fosse uno dei passaggi che il programmatore temeva potesse dare problemi. Commenti come questi – ha spiegato – si trovano ovunque, sia nei lavori dei miei studenti che in software come Android, e rappresentano da un lato la parte creativa dei programmatori, dall’altro sono anche un modo per lasciare un loro segno, una sorta di firma personale“.


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