Spazio: con la sonda Juno la tecnologia italiana arriva su Giove

MeteoWeb

Anche l’Italia in prima fila nell’orbita di Giove, a bordo della sonda Juno della NASA. Sono, infatti, italiani due dei nove strumenti che nei prossimi 20 mesi raccoglieranno dati sul pianeta che con la sua mole ha condizionato storia e struttura del Sistema Solare e del quale si ignora ancora se abbia un nucleo roccioso. I contributi scientifici arrivano da Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), mentre l’industria è presente con Leonardo-Finmeccanica e Thales Alenia Space Italia. Per il presidente dell’Asi, Roberto Battiston, “Juno è una missione storica che vede ancora una volta Nasa e Asi insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del Sistema Solare“. Entusiasta anche il presidente dell’Inaf, Nicolò D’Amico, per il quale “si apre ora un nuovo affascinante capitolo dell’esplorazione di Giove“.

Si congratula con l’Asi e la comunità scientifica Mauro Moretti, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo-Finmeccanica. “Siamo orgogliosi – ha rilevato in una nota – di essere protagonisti di questa missione“. A molte delle domande ancora aperte su Giove e la sua origine aiuterà a rispondere lo spettrometro Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper), finanziato dall’Asi e realizzato da Leonardo-Finmeccanica a Campi Bisenzio (Firenze) sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf (Iaps-Inaf). “Adesso arriva il bello“, ha detto il responsabile scientifico dello strumento, Alberto Adriani, dell’Inaf. “Non vediamo l’ora di accendere i nostri strumenti e raccogliere i primi dati scientifici, che ci permetteranno di svelare molti aspetti ancora ignoti del piu’ grande e ostile di tutti i pianeti del nostro Sistema Solare“.

Oltre a immortalare le immagini delle aurore polari, Jiram studierà gli strati superiori dell’atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. L’obiettivo di KaT (Ka-Band Translator) sarà quello di ottenere la prima mappa interna di Giove, progettato dall’Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell’Asi. Si tratta, in entrambi i casi, di strumenti che sono “un esempio di eccellenza scientifica e tecnologica“, ha dichiarato la responsabile dell’Asi per l’Osservazione dell’Universo, Barbara Negri. E’ italiano, infine, anche il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permette ora a Juno di mantenere la rotta nell’orbita del pianeta gigante.