Tumori, Airc: oltre 104 milioni di euro contro il cancro nel 2015

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Una pubblicazione su ‘Nature‘, una delle bibbie della comunità scientifica internazionale, è il modo migliore di festeggiare un nuovo traguardo per chi da più di 50 anni è schierato in prima linea per sostenere la ricerca. Come l’Airc e la sua Fondazione Firc, che diffondono oggi i risultati del Bilancio sociale per l’esercizio 2015 – 104,4 milioni di euro destinati a 5 mila scienziati impegnati nello sviluppo di 615 progetti, e 190 borse di studio finanziate per la formazione di giovani cervelli – dando notizia di un nuovo studio apparso su ‘Nature Communication‘ a firma di Francesca Ciccarelli, fra i beneficiari dei fondi dell’onlus, sui cosiddetti tumori sincroni del colon-retto: neoplasie fisicamente separate tra loro, ma coesistenti al momento dell’asportazione chirurgica. I risultati degli sforzi messi in campo dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro nel 2015 sono pubblicati “in piena trasparenza” online su bilanciosociale.airc.it.

Un risultato straordinario raggiunto nell’anno del cinquantesimo di Airc – ricorda l’associazione – e reso possibile grazie al supporto di 4 milioni e mezzo di sostenitori, alla fiducia di 800 mila soci e al generoso contributo di 20 mila volontari attivi sul territorio al fianco dei 17 Comitati regionali“. Una mobilitazione corale che punta “far cambiare traiettoria alla malattia“, così come auspicato anche negli Usa dal presidente Barack Obama con il varo dell’iniziativa ‘Moonshot‘ contro il cancro. La campagna richiama nel nome la storica corsa americana verso la Luna e rilancia la ‘War on cancer’ dichiarata del 1971 da Richard Nixon. E proprio grazie ai progressi della ricerca, “rispetto agli anni ’70 lo scenario del cancro è molto cambiato e diversi tumori sono diventati via via più curabili. In Italia, oggi – ricorda l’Airc – la sopravvivenza a 5 anni è aumentata notevolmente rispetto a quella dei casi diagnosticati nei quinquenni precedenti, sia per gli uomini (57%) sia per le donne (63%). Su questo risultato positivo ha influito il miglioramento della sopravvivenza per alcune delle neoplasie più frequenti: colon-retto (64% per i maschi, 63% per le femmine), seno (87%) e prostata (91%).

Dati incoraggianti che non devono però far abbassare la guardia”, avverte l’onlus, sottolineando che “è forte l’allarme legato ai nuovi casi di cancro: nel solo 2015 si stima che nel nostro Paese siano state colpite 363 mila persone, 194 mila uomini e 169 mila donne (dati Airtum-Aiom)“.”La sfida della ricerca deve essere quella di trovare nel più breve tempo possibile le cure efficaci per tutti i tumori resistenti alla terapia – afferma Federico Caligaris Cappio, direttore scientifico dell’Airc – Dal momento che il cancro non conosce confini, neppure la ricerca li deve conoscere. Per questo Airc e Firc devono continuare a investire nella nostra migliore ricerca sostenendo progetti innovativi e menti giovani, e nello stesso tempo è necessario fare rete e costruire nuove alleanze e collaborazioni continuative con le più importanti charity internazionali impegnate nella lotta contro il cancro“. Il valore dei progetti di ricerca Airc-Firc – sottolinea l’ancora l’associazione – è testimoniato dalle oltre 1.500 pubblicazioni scientifiche ottenute nel 2015 sulle più importanti riviste internazionali. Il Bilancio sociale ne riportata una selezione, fra quelle che hanno suscitato più eco nel mondo. Angela Gallo dell’Irccs ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, per esempio, ha pubblicato su ‘Genome Biology’ i risultati di un lavoro per la cura del glioblastoma cerebrale attraverso la riattivazione dell’enzima ADAR2; Sandro Pignata e Francesco Perrone, dell’Istituto nazionale tumori-Fondazione Pascale di Napoli, su ‘Lancet Oncology’ hanno illustrato come sia possibile grazie al farmaco pazopanib superare la resistenza alla chemioterapia standard nelle pazienti con tumore dell’ovai; Valter Longo, dell’Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano, ha reso noto su ‘Cell Metabolism’ i risultati sperimentali positivi della dieta mima-digiuno (Dmd) periodica che contrasta l’invecchiamento e riduce un fattore di rischio cancro. Fino ad arrivare all’articolo di oggi sui tumori sincroni del colon-retto.

Abbiamo scoperto che le lesioni multiple sono in realtà geneticamente indipendenti ed eterogenee – riassume Ciccarelli – Il segnale è fortissimo e indipendente dalla causa del tumore (ereditario o sporadico). Come dimostriamo nello studio, questa eterogeneità ha implicazioni decisive nel trattamento clinico perché i 2 tumori spesso sviluppano resistenza in modo del tutto indipendente“. “Oltre all’analisi delle mutazioni somatiche – prosegue la ricercatrice – abbiamo studiato anche il genotipo di questi pazienti e abbiamo quantificato un arricchimento di mutazioni germinali danneggianti in geni del sistema immunitario. Queste alterazioni genetiche si riflettono in una composizione anormale delle cellule immunitarie dell’intestino dei pazienti con tumori multipli, verificata con immunoistochimica. La nostra ipotesi è perciò che questi pazienti abbiano una predisposizione a sviluppare tumori multipli a causa di un background infiammatorio“.

La coorte analizzata è formata per metà da pazienti italiani e per metà da pazienti inglesi e il segnale è del tutto sovrapponibile – aggiunge Ciccarelli – Il prossimo sviluppo sarà caratterizzare l’effetto delle mutazioni nelle cellule immunitarie a livello di gene expression. Ci sono le premesse per trovare qualcosa di molto interessante da usare come biomarcatore“, anticipa. Dai dati economici ai risultati scientifici, il Bilancio sociale Airc-Firc non dimentica di dare voce ai veri protagonisti della battaglia anticancro: il ricercatore Roberto, il volontario Valerio, il socio Maurizio, Silvia la segretaria esecutiva del Comitato Marche, per arrivare a chi il male l’ha vissuto sulla propria pelle e la causa della ricerca l’ha sposata per averne sperimentato i benefici in prima persona. E’ il caso di Rosalba che ha superato un tumore al seno: “Ho scoperto di essere ammalata dopo una mammografia – racconta – Ho reagito con forza e con la consapevolezza che più si investe sulla ricerca, più si conosce la malattia, meno persone affronteranno domani questo problema”.