Viaggio in Basilicata alla scoperta della suggestiva Maratea

MeteoWeb

In posizione panoramica, su uno dei tratti più suggestivi del golfo di Policastro, sorge Maratea, magnifica località turistica della Basilicata. Arroccata sul Monte San Biagio, la città si affaccia su un magnifico tratto del Mar Tirreno ed è una meta ambita da chi desidera una vacanza all’insegna del mare, del relax, della cultura e dei sapori italiani.

Romantica, elegante, incontaminata, da alcuni battezzata “perla del Tirreno” per la sua bellezza preziosa che fa innamorare al primo sguardo; Maratea deriva il suo nome, secondo l’etimologia più accreditata, da Marath-ia , “la finocchiaia” (da Marathus, “finocchio”), ossia “Terra di finocchi”, per via della notevole diffusione del finocchio selvatico sull’intero territorio. Maratea vanta una storia molto antica che comincia già in epoca preistorica. Resti di capanne, insieme a materiale ceramico e strumenti in ossidiana, testimonianza di un insediamento del 1500 a.C Il nucleo originario della città, il Vecchio Borgo si estende alle falde del monte San Biagio. Qui si erge, a strapiombo sul porto sottostante, l’imponente Statua del Redentore che, con i suoi 22 metri di altezza, è la seconda statua più alta del mondo dopo quella di Rio de Janeiro.

MARATEA 1Installata nel 1965 dallo scultore fiorentino Bruno Innocenti sul margine estremo del monte San Biagio, dove la sua accecante silhouette bianca, realizzata in cemento bianco e scaglie di marmo di Carrara, contrasta con gli azzurri del cielo e del mare, dominando letteralmente tutto il Golfo di Policastro, la statua del Redentore è diventata il moderno simbolo della città. Maratea è conosciuta anche come “La città delle 44 chiese” grazie alle numerose chiesette, eremi, edicole e monasteri sparsi nella città e in buona parte del territorio circostante. Tra le più importanti, in cui è possibile ammirare affreschi datati tra il 1300 e il 1500: la Chiesa Santa Maria della Neve, nota anche come Madonna degli Ulivi, il Monastero del Rosario, il Convento di Sant’Antonio, il Convento di San Francesco, la Basilica di San Biagio, contenente le preziose reliquie del Santo, la Chiesa Santa Maria Maggiore (Madre), le Chiese dell’Addolorata, dell’Annunziata, dell’Immacolata.

MARATEA 3Da non perdere anche una visita nel centro storico di Maratera, alla scoperta di edifici e monumenti storici. Tra essi ricordiamo Palazzo d’Orlando, Palazzo Tarantini, Casa Calderano e Casa Marini d’Armenia. Numerose e caratteristiche le sue spiagge tra cui troviamo: la spiaggia di cala Jannita, meglio conosciuta come “La spiaggia nera”, per via della sua sabbia dal caratteristico colore scuro; la spiaggia di Macarro invece è una delle più conosciute e frequentate, dove il blu del mare si fonde con il grigio della sabbia e il verde della vegetazione; c’è poi la la spiaggia della secca di Castrocucco, ricca di scogli, il cui panorama è dominato da “u Tuppu”, un isolotto ricoperto di verde, o la spiaggia di A’Gnola, una lunga distesa di sabbia che termina alle Falde della Serra di Castrocucco, creando una piccola baia che serve da porticciolo.

MARATEA 4Suggestiva Cala Vecchia, una lingua di sabbia posta su un fianco del promontorio nei cui fondali si troverebbe il relitto di una galea romana affondata per essersi troppo avvicinata alla costa. Da non perdere Acquafredda e Anginarra il cui nome, derivante dal greco, significa “piena di ricci di mare”. Il grande Indro Montanelli, in un articolo apparso sul Corriere della Sera nell’ ormai lontano 1957, scriveva di Maratea:” …forse in Italia non c’è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. La separa da una catena dolomitica, tutta rocce color carnicino, punteggiata di villaggi semiabbandonati, di castelli diruti e antiche torri saracene, un declivio boscoso rotto da fiumiciattoli e torrenti e sepolto sotto le fronde dei lecci e dei castagni”.